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Olivia Rodrigo con ‘serena joy’ sceglie la quiete dopo ‘stupid song’

Alice Lange

Il nuovo singolo di Olivia Rodrigo, “serena joy”, non arriva con fragore. Mentre “stupid song”, il brano che lo ha preceduto, trasformava l’autoironia in un vero e proprio colpo di scena, “serena joy” prende la direzione opposta: più sommesso, meno interessato a costruire un argomento che a stare dentro una sensazione.

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Il contrasto rivela qualcosa di voluto nel modo in cui Rodrigo sta costruendo questa fase di pubblicazioni. I vari singoli che accompagnano il suo terzo album hanno esplorato registri emotivi diversi — provocazione, precisione, meta-ironia — e “serena joy” ne aggiunge un altro. Dove gli altri brani partivano da una posizione netta, questo trattiene qualcosa. Quella ritrosia, nel contesto, è di per sé una posizione.

Rodrigo si è costruita una reputazione con un pop confessionale che non addolcisce mai le parti scomode. I suoi primi lavori avevano stabilito un contratto emotivo chiaro: scrive di sentimenti difficili con una tale maestria che la difficoltà diventa il punto. Il suo terzo album e i singoli che lo accompagnano stanno invece lavorando su qualcosa di diverso — ambivalenza invece di risoluzione, complessità invece di catarsi. “Serena joy”, con quel nome che sembra suggerire un personaggio ancora in attesa di essere presentato, si inserisce in questo cambiamento senza però completarlo del tutto.

I primi dati di streaming indicano che il singolo sta trovando rapidamente il suo pubblico. I conteggi degli ascoltatori su last.fm hanno superato i 40.000 nei primi giorni dall’uscita, con un totale di riproduzioni che ha oltrepassato le 200.000. La versione audio su YouTube ha superato le 800.000 visualizzazioni nella stessa finestra temporale, numeri che, per una pubblicazione senza una campagna promozionale completa, suggeriscono un pubblico che segue attivamente ogni nuova uscita invece di aspettare un evento di punta.

Il ritmo di questa serie di pubblicazioni solleva una domanda legittima. Quando un artista pubblica più singoli in una finestra temporale compressa, ogni brano compete con gli altri per quel tipo di attenzione prolungata che costruisce qualcosa di duraturo. “Serena joy” ha la consistenza di una canzone che premia l’ascolto ripetuto, ma se riceverà quella possibilità, o se diventerà solo il contesto per una pubblicazione successiva più promossa, resta davvero aperto. L’appetito per un pop costruito con cura che non aggancia immediatamente è reale, ma più piccolo dell’appetito per la gratificazione istantanea.

“Serena joy” è disponibile globalmente su Spotify, Apple Music e YouTube. Nessuna data di tour o evento promozionale internazionale è stato annunciato insieme a questa uscita; arriva come un pezzo di prova in una campagna che sta ancora costruendo la sua argomentazione.

La domanda centrale di questa era è se Rodrigo che lavora sull’ambivalenza possa generare la stessa presa culturale di Rodrigo che canalizzava una frustrazione legittima. “Serena joy” non è la risoluzione. È una mossa in più, qualunque sia l’argomento che si sta delineando.

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