Cinema

Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli arriva in America con Chris Pine

Con Benedetta Porcaroli e Chris Pine, il secondo film di Carolina Cavalli varca l'Atlantico dopo il debutto a Venezia.
Camille Lefèvre

Holly fa un lavoro che non porta da nessuna parte e passa le ore immaginando buchi nel tessuto dello spazio e del tempo, piccole vie d’uscita da una vita che sente sbagliata da un punto che non riesce piu a individuare. Quando incontra Arabella, una bambina di otto anni decisa a sfuggire all’orbita di un padre concentrato solo su di se, non vede una bambina smarrita ma un messaggio indirizzato a lei. Quella bambina, decide, e se stessa da piccola, rimandata indietro per la correzione che non ha mai ricevuto.

Questa premessa, una donna che legge un’altra persona come una seconda possibilita sulla propria biografia, e il motore de Il rapimento di Arabella e dichiara che tipo di film sta facendo Carolina Cavalli. Non un thriller su un rapimento, qualunque cosa prometta la provocazione del titolo, ma un road movie fra due persone convinte ciascuna che l’altra custodisca la risposta a una domanda privata. Il rapimento, se cosi si puo chiamare, funziona nei due sensi, e il film continua a chiedersi chi stia salvando chi.

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Benedetta Porcaroli restituisce Holly come uno studio sull’immobilita, la stessa vigilanza opaca e vagamente ostile che Cavalli le aveva gia chiesto. Richiamarla non e una comodita ma una tesi su una certa giovane donna contemporanea, iper-verbale e disarmata, allergica alla sincerita che il suo stesso desiderio pretenderebbe. Di fronte a lei Chris Pine e Orest, il padre scrittore della bambina, e la scelta lavora contro il tipo: un volto costruito sulla sicurezza del divo americano piegato verso l’assenza paterna, il genitore troppo occupato a raccontare la propria vita per accorgersi che la figlia ne sta uscendo.

Cavalli era arrivata con Amanda, un esordio che trasformava il fallimento sociale in commedia dallo sguardo fisso e annunciava un’autrice piu interessata alla trama dell’alienazione che alla sua guarigione. Il metodo resta saldo fra quel primo film e questo: inquadrature frontali e piatte, battute sfasate di un soffio rispetto al sentimento, un pudore comico che tiene l’emozione a distanza finche non ti coglie di sorpresa. La discendenza si legge, quella tradizione europea del giovane protagonista estraniato che va dal deadpan del primo Kaurismaki alle eroine anaffettive del cinema francese e italiano recente, ma la taratura del tono e tutta sua.

A tenere insieme il film e la prossimita piu che l’intreccio. Cavalli lo costruisce per campi a due, la donna e la bambina inquadrate insieme contro paesaggi che si rifiutano di commentarle, e lascia che sia la strada a dare la struttura che i personaggi non trovano. La fantasia spazio-temporale che Holly racconta non viene mai presa alla lettera: resta una metafora con cui rendere sopportabile una vita bloccata, e il film ha il buon senso di lasciarla li. Ne esce una commedia della proiezione in cui un’adulta e una bambina si scambiano a turno il ruolo del grande.

L’idea ha un soffitto, e Cavalli lo sa. Un film fondato sull’ostinazione di una donna che vede in un’estranea la propria infanzia deve pur decidere, prima o poi, se onorare l’illusione o bucarla, e la predilezione della regista per il tono sospeso mantiene quella resa dei conti volutamente morbida. Chi aveva letto il deadpan di Amanda come una forma di evasione ritrovera qui lo stesso riserbo; il film nomina la paralisi di Holly senza sempre metterne in scena una via d’uscita, e la bambina a tratti funziona piu come dispositivo per la crescita dell’adulta che come persona con una posta propria. Se questo sia tatto o elusione dividera la sala.

Benedetta Porcaroli and Lucrezia Guglielmino in Carolina Cavalli film The Kidnapping of Arabella 2026
Benedetta Porcaroli and Lucrezia Guglielmino in The Kidnapping of Arabella (2026)

Il rapimento di Arabella e scritto e diretto da Carolina Cavalli, al suo secondo lungometraggio. Lucrezia Guglielmino ha il ruolo del titolo accanto a Porcaroli e Pine, con Roberto Zibetti, Marco Bonadei, Eva Robin’s e Margareth Made a completare il cast. Girato in italiano, dura centosette minuti ed e classificato come dramma, anche se le sue inclinazioni stanno piu vicine alla commedia malinconica. La distribuzione americana e affidata a Oscilloscope Laboratories.

Il film ha incontrato il pubblico prima nei festival, con la premiere alla Mostra di Venezia e tappe a Chicago, Jeonju e Monaco. In Italia e uscito nelle sale il 4 dicembre; negli Stati Uniti arriva sugli schermi il 17 luglio. Per un film piccolo costruito attorno a una battuta sui viaggi nel tempo, questo approdo lento, paese dopo paese, e gia un argomento: certe seconde occasioni arrivano solo secondo il proprio calendario.

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