Cinema

André Øvredal chiude Lou Llobell e Melissa Leo nel furgone infestato di Passenger

André Øvredal trasporta l'horror in spazio chiuso che ha costruito attorno all'obitorio di Jane Doe e alla nave del Demeter dentro un furgone in autostrada, con Lou Llobell e Jacob Scipio come coppia infestata in viaggio van-life e Melissa Leo come ancoraggio prestigioso del secondo movimento
Jun Satō

La carriera di André Øvredal è andata su spazi chiusi. L’obitorio in The Autopsy of Jane Doe, la nave in The Last Voyage of the Demeter; la firma del regista è che un singolo contenitore fisico diventa il sistema di pressione attorno al quale l’horror è costruito. Passenger sposta la stessa logica in un furgone su un’autostrada aperta, che è come dire che Øvredal ha preso l’architettura del suo cinema a porte chiuse e le ha messo le ruote.

Lou Llobell e Jacob Scipio interpretano Maddie e Tyler, la giovane coppia al volante. Il film si apre sull’incidente in autostrada di cui sono testimoni e che, come si scopre, non lasciano da soli. La presenza — il Passenger del titolo — si attacca a loro sulla strada e si rifiuta di scendere. Melissa Leo entra nel secondo movimento come Diana, una figura la cui funzione specifica il trailer tiene volutamente opaca. La forma, su questa base, è un horror van-life in cui il furgone è la casa infestata e l’autostrada è il suo corridoio.

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Llobell sostiene il film. Il suo registro in Foundation e in Voyagers è stato di compostezza attenta più che di reattività da scream queen, e il casting si legge come Øvredal che chiede che cosa diventa l’horror quando la protagonista si rifiuta di recitare la paura. Jacob Scipio è il contrappeso cinetico; la saga di Bad Boys lo usa come spalla ad alta temperatura, e Passenger pare schierarlo per la stessa forma di contrasto, la metà in panico della coppia, il corpo che cede per primo quando la pressione soprannaturale comincia a piantarsi. La presenza di Melissa Leo è l’argomento editoriale. Una premio Oscar dentro un film di genere a budget medio di novantaquattro minuti è una scelta strutturale e non un’occasione di disponibilità; qualunque cosa Diana finisca per essere, è l’ancora prestigiosa del film e il segnale che il progetto sta corteggiando un registro horror più serio della grammatica a jump-cut del trailer.

Øvredal si è fatto un nome con Trollhunter, il found-footage norvegese la cui premessa del mostro nella montagna teneva grazie alla pazienza della sua costruzione. È passato all’inglese con Jane Doe e l’antologia Scary Stories, poi con Demeter, prologo draculiano a bordo di una nave le cui scene più forti vivevano nell’architettura dei corridoi. Passenger è l’iterazione successiva della stessa logica: un solo contenitore, un piccolo cast dentro, un’entità che non ha bisogno di stare altrove perché il contenitore è già troppo piccolo. Il furgone è l’obitorio è la nave. Il regista pare voler testare quante diverse recinzioni la stessa idea continuerà a reggere dentro.

Quello che Passenger non risolve, sulla scorta di ciò che è stato mostrato, è se la forma del fantasma-che-ti-segue possa portare ancora un altro film. Smile, It Follows, Babadook, Hereditary; il pattern di un’entità che si attacca a una vittima e che non si può seminare è la forma horror più familiare di metà-decennio nel cinema anglofono. Il contributo specifico di Øvredal è il contenitore, il furgone come sistema di pressione e l’autostrada come corridoio chiuso a chiave, ma se il film offra una variante davvero nuova del tropo o un’esecuzione competente dello stesso resta la domanda aperta. L’inquadratura del trailer, che presenta il Passenger come un’entità demoniaca con nome decisa a reclamarli entrambi, trascina inoltre il film verso un territorio di possessione più convenzionale e lo allontana dal registro folk-horror più suggestivo in cui il regista lavorava su Jane Doe. Lo scambio merita di essere segnalato.

La premessa, per conto suo, è procedurale. Una giovane coppia, un furgone, un’autostrada, un incidente testimoniato; quello che si portano appresso quando si rimettono in marcia è il motore attorno al quale il film è costruito. Non c’è un secondo luogo in cui rifugiarsi, e questo è il punto strutturale. Il film chiede allo spettatore di restare con una coppia la cui unica opzione fisica è un veicolo che non può lasciare, e di guardare se la relazione dentro quel veicolo sopravvive alla cosa che si è aggiunta a loro. È, in termini di cinema di genere, l’inverso della storia della casa infestata: i protagonisti non possono fuggire dalla casa perché la casa si muove con loro, e la strada, che il filone van-life ha passato un decennio a vendere come libertà, ora è soltanto il corridoio che consegna l’incontro successivo.

I principali credits sono Lou Llobell nel ruolo di Maddie, Jacob Scipio in Tyler, Melissa Leo in Diana, Joseph Lopez nel Passenger e Tony Doupe nel Predicatore. La durata è di novantaquattro minuti. Distribuisce Lionsgate. Nessuna struttura di seguito o gancio di franchise è stato annunciato, ed è di per sé una scelta editoriale; Passenger esce come film di genere autonomo e non come prima nota di un ciclo horror, e l’assenza dell’impalcatura di franchise rende leggibile il casting di Melissa Leo: il film paga il suo ancoraggio prestigioso in anticipo perché non c’è aritmetica di spin-off con cui recuperarlo dopo.

Passenger arriva nei cinema italiani il 21 maggio 2026, dentro una finestra mondiale di lancio quasi simultaneo che apre in Francia e Belgio il 20 maggio, comprende Brasile, Paesi Bassi, Argentina e Australia anch’essi il 21 maggio, copre Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, Turchia, Bulgaria e Sudafrica il 22 maggio, raggiunge Germania, Indonesia e Singapore tra il 27 e il 28 maggio, e si chiude in Vietnam il 29 maggio. Un horror in spazio chiuso da novantaquattro minuti viene consegnato a quasi tutti i mercati Lionsgate dentro una finestra di dieci giorni, una scommessa istituzionale a sua volta; il film è trattato come una uscita di genere il cui passaparola deve atterrare nel primo weekend, prima che la cronologia delle piattaforme di streaming lo raggiunga.

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