Cinema

Joe Wright lascia i corsetti per il collasso climatico: Working Title opziona ‘Juice’ di Tim Winton

Il regista di ‘Atonement’ tenta il suo primo vero salto nella fantascienza speculativa, con Abi Morgan che adatta la distopia di classe di Winton
Martha O'Hara

La Working Title Films ha costruito la propria reputazione sugli interni curati del cinema britannico: le commedie romantiche, i biopic di prestigio, gli adattamenti letterari in corsetto pensati per la stagione dei premi. Affidare a Joe Wright una distopia climatica riarsa e segnata dalla lotta di classe è un passo deliberato fuori da quel terreno e, per Wright, forse la svolta di genere più audace di una carriera che non è mai stata ferma.

Il due volte vincitore dei BAFTA è coinvolto per dirigere l’adattamento cinematografico di ‘Juice’, il romanzo post-apocalittico di Tim Winton; la Working Title ne ha opzionato i diritti e ingaggiato Abi Morgan per la sceneggiatura, come ha rivelato Deadline. La Morgan — sceneggiatrice premiata ai BAFTA e agli Emmy per ‘The Hour’, ‘Shame’ e ‘The Iron Lady’ — ha costruito la carriera trasformando materiale politico incandescente in ritratto intimo, esattamente la tensione su cui si regge il libro di Winton.

Pubblicato nel 2024 e inserito nella longlist del Climate Fiction Prize, ‘Juice’ immagina un’Australia futura liquefatta dal calore, dove i sopravvissuti si rifugiano sottoterra per mesi e l’ordine civile è degenerato in banditismo errante. Il romanzo imposta la propria storia come una confessione: un uomo senza nome e una bambina, catturati da uno sconosciuto in una miniera abbandonata, si comprano la sopravvivenza raccontando come lui si sia radicalizzato fino a unirsi a una resistenza clandestina, incaricata di dare la caccia alle dinastie isolate le cui emissioni hanno provocato la catastrofe. È una struttura di vendetta che riconfigura il collasso climatico come un crimine dai colpevoli con un nome, non come una previsione astratta.

Per Wright, la cui opera più premiata va da ‘Pride & Prejudice’ e ‘Atonement’ al dramma da camera su Churchill ‘Darkest Hour’, ‘Juice’ è la prima vera incursione nella fantascienza speculativa, più vicina per ambizione all’azione stilizzata di ‘Hanna’ che ai salotti che ne hanno fatto il nome. Lo riunisce inoltre alla Working Title, la società dietro ‘Darkest Hour’ e ‘Anna Karenina’, su un terreno commerciale ben più rischioso: un thriller dai toni duri, ambientato nel futuro, privo dell’impalcatura di un franchise e dal pedigree marcatamente letterario.

La mossa arriva in un momento di crescente appetito per la fantascienza speculativa di prestigio, con registi noti per il rigore più che per lo spettacolo a cui vengono affidate sempre più le grandi scommesse del genere. Winton, uno dei romanzieri più premiati d’Australia, concede raramente le sue opere allo schermo, il che alza la posta nel trovare il tono giusto del suo libro più cupo. Non sono stati annunciati cast, budget o data d’inizio.

Se Wright riuscirà a portare la bellezza tattile e artigianale dei suoi film in costume in una landa bruciata dal sole è la scommessa che sta facendo la Working Title: una sensibilità da film d’epoca puntata, per una volta, sulla fine del mondo.

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