Cinema

‘Dreams’: Michel Franco filma l’amore come un rapporto di potere

Veronica Loop

A San Francisco una ricca mecenate delle arti finanzia la carriera di giovani ballerini, e uno di loro divide con lei il letto. In Dreams, il nuovo film di Michel Franco, quell’accordo non è mai del tutto una storia d’amore: è una transazione che entrambi continuano a scambiare per sentimento, e la tensione nasce dal vedere quanto a lungo riescano a sostenere l’equivoco prima che il denaro nella stanza si faccia sentire.

Jennifer è la benefattrice. Fernando è il ballerino messicano che attraversa il confine senza documenti per starle vicino e, soprattutto, per salire su un palcoscenico che conti. Franco mette desiderio e dipendenza in direzioni opposte e pone l’unica domanda che gli interessa: quando chi ha i soldi decide quanto vuole tenere di chi non ne ha, che cosa resta di ciascuno?

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Jessica Chastain costruisce Jennifer come un contegno percorso da una crepa sottile, una donna la cui generosità è autentica e il cui controllo lo è ancora di più. Il cast è anche una dichiarazione d’intenti: Chastain ha prodotto il film con la sua Freckle Films e ha cercato un ruolo senza spigoli morbidi. Di fronte a lei, Isaac Hernández, primo ballerino nella vita reale e non attore di formazione, interpreta Fernando. La scommessa è che il corpo di un vero ballerino dica più verità dell’imitazione di un attore, e regge ogni volta che il film smette di parlare e lo lascia danzare.

Franco gira film che si rifiutano di consolare lo spettatore. La macchina da presa fissa, il controcampo negato, la violenza che irrompe senza una sola nota di musica ad annunciarla: è la sua firma, ed è qui per intero. Dreams è il suo secondo film con Chastain dopo Memory, e il sodalizio è diventato un veicolo affidabile per i suoi istinti più freddi. Il film è stato presentato in concorso alla Berlinale, dove puntava all’Orso d’oro, prima di passare per Sarajevo e Roma.

Il vero confine di Dreams non è soltanto quello che Fernando attraversa a piedi: corre dentro la relazione stessa. Franco tratta la classe come il meccanismo che decide chi ha diritto di sognare e chi serve soltanto al sogno di un altro, e fa attenzione a non lasciare che le buone intenzioni di Jennifer ripuliscano lo squilibrio che le regge. La migrazione qui non è una causa da abbracciare, ma un rapporto di forza da osservare, con una freddezza che alcuni leggeranno come onestà e altri come un’alzata di spalle.

È il rischio centrale del film, e non lo scioglie del tutto. Ciò che Dreams non chiarisce mai è se la sua distanza sia un argomento o un alibi. La critica si è divisa quasi a metà: una parte ha lodato il coraggio di Chastain e il rifiuto di lusingare i suoi personaggi benestanti e progressisti; l’altra l’ha trovato rarefatto, una tesi messa in scena più che drammatizzata. Affidare il secondo ruolo a un non attore affina il realismo e, nelle scene di dialogo più lunghe, lascia intravedere le cuciture. Il film diagnostica la crudeltà di classe con precisione clinica e insieme rinuncia a prendere posizione, e il pubblico discuterà a ragione se quella misura sia rigore o evasione.

Scritto, diretto e prodotto da Franco, Dreams è una produzione AR Content, Eastern Film, Freckle Films e Teorema, con Eréndira Núñez Larios e Alexander Rodnyansky tra i produttori e The Match Factory alle vendite internazionali. Nel cast figurano anche Rupert Friend, nel ruolo del fratello di Jennifer, Marshall Bell, Eligio Meléndez e Mercedes Hernández. Dura 98 minuti.

Il film è uscito in autunno nelle sale messicane e ha raggiunto quelle statunitensi con Greenwich Entertainment, prima dell’approdo sulla piattaforma Starz all’inizio del mese. I diritti italiani sono di Fandango, ma una data d’uscita non è ancora stata confermata, mentre la distribuzione internazionale prosegue, a partire dalla Spagna il 19 giugno. Qualunque verdetto raccolga mercato per mercato, Dreams è uno di quei film di prestigio costruiti per rimandarti a casa a disagio, e a Franco non è mai importato che tu lo ringrazi.

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