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Il lato cool del country, Netflix: Lainey Wilson e i conti in sospeso

Alice Lange

Nashville ha una contabilità che non compare nei comunicati stampa. Per una donna che voglia diventare una star del country, il costo d’ingresso include almeno un decennio di attesa su Music Row — non una prova iniziatica, ma un meccanismo di selezione strutturale che non viene mai nominato come tale. Lainey Wilson, 33 anni, attuale CMA e ACM Entertainer of the Year con diversi Grammy all’attivo, ha aspettato 14 anni prima che il sistema le aprisse la porta. Il lato cool del country, documentario diretto da Amy Scott e disponibile su Netflix, si presenta come la cronaca di un trionfo guadagnato. È anche, guardando le sue immagini con attenzione, il documento più preciso disponibile su cosa quel trionfo abbia davvero comportato.

La scena più rivelatrice del film non è una ripresa da stadio né un flashback all’infanzia di Baskin, Louisiana. È Wilson in camice da ospedale, che spiega alla telecamera la sua decisione di congelare gli ovociti per preservare la possibilità di diventare madre. «Sento nel cuore di essere chiamata a fare la mamma», dice. «Ma a volte il Signore ha altri piani. Congelerò le mie uova ad aprile.» La cornice è spirituale, e Wilson lo dice con sincerità. Quello che la scena è anche: un calendario di preservazione della fertilità coordinato con un ciclo d’album, con il Whirlwind World Tour, con gli impegni che il sistema delle major di Nashville ha progettato senza lasciare spazio al fatto che una donna possa avere una propria scadenza biologica. Che un intervento chirurgico venga pianificato tra due date di tournée come si pianifica una sessione di co-scrittura con Trannie Anderson o Dallas Wilson — è questo che il film documenta senza dirlo mai esplicitamente, ed è precisamente per questo che quell’immagine resta dopo la fine dei titoli di coda.

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Il metodo Amy Scott

Scott ha diretto Sheryl (Showtime, 2022), ritratto biografico di Sheryl Crow nell’industria rock dominata dagli uomini, e Counting Crows: Have You Seen Me Lately?, su una band che fa i conti con la propria continuità artistica. La sua grammatica documentaristica è quella del costo della persistenza: cosa comporta restare dentro il sistema di un genere musicale? Applicata al country, quella grammatica produce un’architettura specifica. Scott monta le riprese dei concerti del Whirlwind World Tour come monumento — la prova dell’arrivo, dello stadio conquistato — e le interrompe con confessioni al presente: il cartello backstage «NESSUNO PARLI CON LAINEY», l’ammissione di essere «satura di gente», il camice da ospedale. Queste interruzioni non decorano il racconto del trionfo. Lo perforano. Più Wilson si avvicina al titolo di CMA Entertainer of the Year, più le dichiarazioni di costo si accumulano nel montaggio. La struttura del film implica una tesi che il suo discorso di superficie non formula mai.

Il materiale d’archivio dalla Louisiana non svolge la funzione abituale nel documentario country — autenticare la modestia delle origini per legittimare il successo successivo. Misura una distanza. Tra la ragazza che si esibiva in una fiera di paese con il compenso di hot dog gratuiti a vita e la donna che gestisce una produzione da stadio con pedal steel e Telecaster, Scott non celebra il salto. Lo tiene aperto.

L’industria dentro il documentario

Il country americano è da cinque anni impegnato in una visibile ricostruzione della propria immagine pubblica. Le controversie attorno a Morgan Wallen hanno messo in evidenza cosa l’industria tollera e cosa sanziona. Cowboy Carter di Beyoncé ha perturbato i confini auto-dichiarati del genere e imposto un confronto pubblico con decenni di esclusione delle donne dal formato radiofonico — documentata nel cosiddetto caso Tomatogate, quando un consulente radiofonico fu registrato mentre consigliava ai programmatori di limitare la presenza femminile nelle loro playlist. Wilson è emersa come l’artista attorno a cui Music Row poteva costruire la narrativa contraria: Grammy, titoli CMA e ACM, registro honky-tonk intatto attraverso il ciclo d’album, capacità di riempire stadi senza scivolare verso il pop. Il documentario non osserva questo momento dall’esterno. Lo produce dall’interno.

Tra i produttori esecutivi di Il lato cool del country figurano Angus Wall e Jason Owen — il manager personale di Wilson. Un documentario coprodotto dalla struttura manageriale del soggetto non è giornalismo indipendente. È comunicazione coordinata con un’estetica da rock-doc. Questo non riduce né il talento di Wilson né la precisione di Scott — impone però una lettura doppia: del ritratto e dell’artefatto comunicativo che esso allo stesso tempo costituisce.

La domanda che Il lato cool del country solleva senza chiudere è questa: il fatto di essere installata come simbolo della rinnovata immagine pubblica del country può annullare quello che il sistema ha estratto da Wilson — i 14 anni, il calcolo biologico gestito tra due tournée, l’operazione pianificata nei margini di un ciclo d’album che l’industria ha disegnato senza di lei? O questa installazione dimostra semplicemente che il sistema decide ancora chi può rappresentare il genere e a quali condizioni — e che ora può usare la divulgazione pubblica della propria estrazione come prova della propria evoluzione? Wilson dice nel trailer: «La gente dice che il country è tornato cool. Io dico che non ha mai smesso di esserlo.» Il camice da ospedale è la battuta che il trailer non riesce a spiegare.

Lainey Wilson: il lato cool del country è disponibile su Netflix dal 22 aprile 2026. Amy Scott firma la regia. Il film è prodotto da Teton Ridge Entertainment (Thomas Tull), Sandbox Studios e MakeMake in associazione con Shark Pig Studios; tra i produttori esecutivi figurano Angus Wall, Jason Owen e Jen Gorton. Le riprese di tournée provengono dal Whirlwind World Tour; le sessioni di composizione includono i collaboratori Trannie Anderson e Dallas Wilson. La prima mondiale si è tenuta il 17 marzo 2026 al Paramount Theatre del festival SXSW Film & TV di Austin. Wilson è l’attuale CMA e ACM Entertainer of the Year. Il suo fidanzato, l’ex quarterback NFL Devlin «Duck» Hodges, appare nei segmenti personali del documentario.

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