Serie

House of the Dragon Stagione 3 apre su HBO Max con la Battaglia della Strozza, l’ora in cui la guerra dei draghi non si può più vincere

Jun Satō

Un drago si posa sul muro di un cortile che non è mai stato costruito per accoglierlo, e la macchina da presa resta sulla pietra, non sulla bestia. Quel pudore è la tesi. Per due stagioni House of the Dragon è stato lo studio di una pace tenuta dalla paura: due rami di una stessa famiglia, ciascuno con i draghi custoditi come i secoli successivi avrebbero custodito le testate nucleari, ciascuno certo che il primo colpo sarebbe stato anche l’ultima parola. La terza stagione è quella in cui la paura smette di funzionare.

YouTube video

Si apre con la Battaglia della Strozza. La flotta della Triarchia di Sharako Lohar si getta contro il blocco Velaryon e Jacaerys, il figlio di Rhaenyra, risponde dall’alto: drago contro marina, in mare aperto. Condal, unico showrunner della stagione, ne ha tracciato la spina dorsale attraverso quell’unica ora: c’è la realtà prima della Strozza e quella dopo. La distinzione regge perché la serie ha sempre inteso i suoi draghi prima come deterrente e poi come creature. Tenevano la pace promettendone la fine. Rivolti l’uno contro l’altro, la promessa è esaurita.

Collocare quella catastrofe in apertura e non al culmine è la decisione che definisce la stagione. La grammatica della battaglia che la saga ha contribuito a scrivere insegna allo spettatore ad attendere lo scontro. Qui è pagato in anticipo, fin dal debutto, e poi il sollievo della risoluzione viene negato. Ciò che la stagione vuole guardare non è l’urto ma la mattina dopo, quella parte di una guerra civile che comincia quando la deterrenza ha già fallito e nessuno ha ancora vinto.

Con i draghi avventati l’uno contro l’altro, il meccanismo che organizzava le prime due stagioni non decide più nulla. I matrimoni, la pazienza del concilio, il decennio di manovre di Otto Hightower: tutto serviva ad amministrare una guerra che non era scoppiata. Scoppiata la guerra, le leve non muovono niente. Aemond occupa il Trono di Spade e scopre che non regge nulla: suo fratello Aegon, malato, gli è sfuggito di mano, e la sorellastra arriva con una forza che non può eguagliare. Ewan Mitchell lo interpreta come immobilità sotto pressione, un uomo che ha scambiato il trono per un riparo.

La superficie rende leggibile quel ribaltamento prima che il dialogo lo ammetta. I neri e i verdi che ordinano i costumi dalla prima stagione ora si leggono come divise; la capitale, ripresa dall’altezza di un drago, si fotografa come un bersaglio e non come un trofeo. La serie rinuncia a feticizzare la scala dei propri mostri: li inquadra come armi e lascia che il contrasto faccia il lavoro che una voce fuori campo rovinerebbe. L’estetica qui porta il senso. Emma D’Arcy tiene una Rhaenyra che paga l’aver avuto ragione; Matt Smith mantiene Daemon come lo strumento più pericoloso del tavolo, prezioso proprio perché nessuno, lui compreso, sa dove punterà.

Se la stagione si legge come qualcosa di più di uno spettacolo è per il nervo che tocca. Il drago è sempre stato la metafora nucleare di Westeros, l’arsenale troppo terribile da usare che tiene la pace col solo esistere. Raccontare quell’arsenale che detona, nel momento in cui il linguaggio delle armi che non si possono richiamare è tornato nelle notizie, atterra su una paura che il pubblico porta già. La guerra Targaryen è il modo di guasto della distruzione mutua assicurata scritto nel fuoco: la garanzia regge fino all’ora in cui non regge più.

Bethany Antonia. House of the Dragon. Season 3

Resta la domanda a cui i draghi non rispondono. Il fuoco vince battaglie; non restituisce nulla. Né i bambini già perduti, né la casa già spaccata, né la pace che i draghi furono allevati per garantire. La terza stagione apre quella ferita e, essendo un capitolo e non un epilogo, la lascia aperta: una famiglia che ha scelto di divorarsi, con armi capaci di vincere ogni scontro e di non riparare alcun danno.

House of the Dragon Stagione 3 debutta il 21 giugno 2026 su HBO e in streaming su HBO Max, otto episodi diretti da Loni Peristere, Clare Kilner, Nina Lopez-Corrado e Andrij Parekh. Ryan Condal è l’unico showrunner della serie che ha creato con George R. R. Martin a partire da Fuoco e Sangue; la quarta stagione è già in lavorazione.

Cast

Tag: , , , , ,

Discussione

Ci sono 0 commenti.