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Citadel 2 su Prime Video: l’unica superstite dopo la fine di Diana

Veronica Loop

In una scena della seconda stagione di Citadel, il villain — un miliardario brasiliano con una fortuna industriale — rivela che la tecnologia catastrofica che intende scatenare contro il mondo è stata costruita dalla stessa Citadel, attraverso le mani del personaggio interpretato da Stanley Tucci. La battuta arriva come uno scherzo interno su una serie che ha trascorso tre anni nel purgatorio della post-produzione. La franchise doveva estendersi a quattro Paesi; due delle serie satellite — l’italiana Citadel: Diana e l’indiana Citadel: Honey Bunny — sono state cancellate prima ancora che questa stagione andasse in onda. L’arma, in un certo senso, doveva sempre venire dall’interno dell’agenzia.

Quello che torna questa settimana non è la stessa proprietà che esordì tre anni fa. Citadel era stata concepita come ammiraglia di un universo di spionaggio multi-territoriale: quattro serie derivate — italiana, indiana, spagnola e messicana — erano state annunciate insieme all’originale per ammortizzare la proprietà intellettuale e dimostrare che il modello post-Marvel dell’universo condiviso poteva funzionare anche in streaming. Due di quelle derivazioni, Citadel: Honey Bunny e Citadel: Diana, sono state cancellate prima della messa in onda di questa seconda stagione. Il pubblico che aveva comprato il biglietto per un impero si trova ora davanti a una serie soltanto, e il marketing ha riformulato quella contrazione come una svolta creativa: «rimettere il focus della stagione sui personaggi» è esattamente il tipo di formula che permette di leggere un restringimento subito come un raffinamento deliberato.

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La risposta strutturale a questo problema si legge nei titoli di coda prima ancora che inizi una scena. David Weil, che aveva assunto il ruolo di showrunner durante la travagliata produzione della prima stagione, questa volta concentra tre funzioni: showrunner, regista e produttore esecutivo. Dopo una prima stagione criticata per la dispersione dei centri decisionali e una fattura per riprese aggiuntive stimata in 300 milioni di dollari, la risposta istituzionale è stata quella di consegnare il volante a una persona sola. Anche il casting segue la stessa logica: Jack Reynor, visto l’ultima volta in Midsommar e The Peripheral, interpreta Hutch, il nuovo agente sul campo; Matt Berry, dal registro comico di What We Do in the Shadows, è Franke Sharpe — uno specialista del comico inserito in un thriller serio ad altissimo budget rappresenta una correzione tonale fatta tramite il casting e non tramite la sceneggiatura, ed è l’ammissione più silenziosa che la serie fa rispetto alle critiche di asfissia tonale rivolte alla prima stagione. Lina El Arabi interpreta Celine, l’analista costruita attorno al pubblico demografico più giovane che le derivate avrebbero dovuto conquistare. Gabriel Leone, l’attore brasiliano lanciato dalla serie di prestigio Senna del 2024, interpreta Paulo Braga, l’antagonista della stagione: un casting internazionale di prestigio là dove sarebbe bastato un cattivo domestico, ovvero quell’energia spinoff che la serie non poteva più procurarsi in alcun altro modo.

Il villain che non si nasconde più

L’antagonista è proprio la parte sulla quale la serie ha smesso di fingere. Manticore, nella prima stagione, era un sindacato di famiglie facoltose senza nome che operava esclusivamente per allusione. Nella seconda stagione ha un volto, un passaporto e una infrastruttura che lui stesso ha fatto costruire per essere dispiegata. Non è più finzione avvolta in una metafora comoda. In un anno in cui i contractor privati dell’intelligence si candidano apertamente a contratti di sorveglianza statale, in cui i fondi sovrani ridisegnano agende politiche alla luce del sole, in cui la frontiera tra infrastruttura tecnologica privata e infrastruttura pubblica statale ha smesso di essere una frontiera per diventare una sfumatura, un thriller di spionaggio su un miliardario che arma l’infrastruttura che la sua classe già possiede è la cosa più vicina che il genere abbia prodotto a una descrizione diretta del 2026. I cattivi generici precedenti — sindacati orientali vaghi, apparati della guerra fredda in disuso, reti terroristiche senza volto — vengono sostituiti dalle preoccupazioni letterali della stampa economica.

La scena più scomoda della stagione è quella in cui gli agenti constatano che la tecnologia che stanno cercando di disattivare è esattamente quella che la loro stessa agenzia ha costruito. La domanda che ne deriva è quella alla quale la serie non può rispondere: le persone che hanno edificato l’apparato di sorveglianza possono essere, in modo credibile, le stesse che lo smantellano? In un altro anno, questa domanda si leggerebbe come un cinismo da worldbuilding. Nel 2026 si legge come il problema documentale che la serie ha finalmente accettato di mettere in scena.

Il contesto sistemico è la lettura più onesta del perché la stagione esista in questa forma. La scommessa post-Marvel dell’universo condiviso in streaming — più serie costose interconnesse che alimentano una sola proprietà intellettuale — non è più la tesi operativa di nessun grande streamer. Marvel stessa ha cominciato a fare marcia indietro; Star Wars sta consolidando; The Wheel of Time è stata cancellata dopo tre stagioni nonostante un solido consenso critico, in quella che è stata riportata come una decisione esclusivamente finanziaria. La premessa secondo cui una serie di prestigio costosa potesse essere ammortizzata attraverso una costellazione di derivate più economiche viene smontata in tempo reale dall’intera industria. Che Amazon abbia scelto di rilasciare tutti e sette gli episodi simultaneamente, rinunciando alla conversazione settimanale che una serie tentpole normalmente cerca, somiglia meno a una serie che sollecita un verdetto e più a una serie che si prepara a riceverne uno.

Citadel Season 2 - Prime Video
Priyanka Chopra Jonas (Nadia Sinh)

Quel verdetto, la stagione non prova a darlo, ed è giusto così. Nessuna versione del finale può rispondere alla domanda se una franchise di spionaggio possa sopravvivere all’universo che era stata progettata per lanciare; la risposta sta in dati di completamento che Amazon non pubblica e in decisioni di rinnovo che ancora non sono state prese. La stagione viene giudicata in tempo reale, da spettatori che non scrivono recensioni, e il suo argomento è uno solo: merita di sopravvivere al collasso che la circonda.

Tutti i sette episodi di Citadel stagione 2 arrivano su Prime Video mercoledì 6 maggio 2026, disponibili contemporaneamente in più di 240 Paesi e territori. Cast di ritorno: Richard Madden nei panni di Mason Kane, Priyanka Chopra Jonas in quelli di Nadia Sinh, Stanley Tucci in quelli di Bernard Orlick, accanto a Lesley Manville e Ashleigh Cummings. Nuovi arrivi: Jack Reynor (Hutch), Matt Berry (Franke Sharpe), Lina El Arabi (Celine), Gabriel Leone (Paulo Braga), Merle Dandridge e Rayna Vallandingham. Showrunner e regista principale: David Weil. Regie aggiuntive: Joe Russo e Greg Yaitanes. Produzione: Amazon MGM Studios e AGBO dei fratelli Russo.

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