Documentari

ARA San Juan: una storia devastante di negligenza burocratica e vite perdute

Alice Lange
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Il primo episodio di ARA San Juan: Il Sottomarino Scomparso si apre con una sequenza tesa e senza parole: lo schermo di un operatore sonar lampeggia con disturbi, poi solo silenzio. Questo è l’ultimo segnale trasmesso dall’ARA San Juan, un sottomarino navale argentino scomparso nel novembre 2017 insieme ai suoi 44 membri dell’equipaggio. La docuserie in sei parti di Mauricio Albornoz Iniesta non indaga solo su un disastro marittimo: analizza un fallimento sistemico che ha lasciato le famiglie alla ricerca di risposte mentre i governi eludevano ogni responsabilità. La serie è un duro promemoria di quanto facilmente la burocrazia e l’incuria possano cancellare vite umane.

Strutturata come un’indagine su un caso irrisolto, ARA San Juan intreccia interviste con esperti navali, politici e soprattutto con le famiglie dei dispersi. La regia di Albornoz Iniesta è sobria ma precisa, preferendo lunghi piani sui testimoni che parlano direttamente in camera piuttosto che ricostruzioni spettacolari. Questa scelta si rivela vincente nei momenti come la testimonianza della sorella dell’equipaggio Fernando Morales, la cui voce trema mentre racconta come le autorità inizialmente avessero ignorato i segnali di allarme. Queste reazioni non filtrate sono il cuore emotivo della serie, che altrimenti avrebbe potuto risultare un procedurale asettico.

La docuserie raggiunge il suo apice quando si concentra sul costo umano della tragedia. Nell’Episodio 3 la telecamera indugia sui volti dei genitori in lutto mentre descrivono l’agonia dell’attesa – solo per essere accolti dal silenzio e dall’evitamento delle autorità. Il loro dolore crudo è tangibile, e la decisione di Albornoz Iniesta di lasciarli parlare senza interruzioni rende le loro testimonianze ancora più potenti. La serie trae anche beneficio dalla sua varietà di intervistati, tra cui Elias Argentiere, un ex ufficiale navale che fornisce approfondimenti tecnici senza semplificare eccessivamente questioni complesse.

L’approccio narrativo di Albornoz Iniesta è meticoloso ma non monotono. Ogni episodio costruisce tensione attraverso un ritmo calcolato – molto simile agli sforzi reali delle ricerche – che mantiene l’attenzione degli spettatori nonostante la mancanza di tradizionali colpi di scena. Il design sonoro amplifica questo effetto, utilizzando registrazioni subacquee inquietanti e silenzi improvvisi per riflettere il destino fatale del sottomarino. Un momento memorabile nell’Episodio 2 vede un oceanografo descrivere come i resti del sottomarino siano stati trovati sparsi lungo la scarpata continentale; le immagini accompagnatorie dei campi di detriti sono profondamente evocative.

La forza della serie risiede nella capacità di umanizzare un disastro tecnico e di chiedere conto alle istituzioni. Concentrandosi sulle prospettive delle famiglie, ARA San Juan trasforma quello che avrebbe potuto essere un elenco arido di fatti in una narrazione avvincente su giustizia e memoria. La docuserie brilla anche quando esplora le dimensioni politiche della tragedia, come nell’Episodio 4 con l’analisi di come i tagli di bilancio e la negligenza abbiano contribuito al destino del sottomarino.

Tuttavia, ARA San Juan inciampa occasionalmente per eccesso. Gli episodi successivi si addentrano in teorie del complotto sul possibile uso del sottomarino per spionaggio durante il conflitto delle Falkland, un’appendice che sembra poco documentata e sensazionalistica. Questi segmenti mancano della stessa rigore dell’indagine principale, lasciando gli spettatori a chiedersi se stiano assistendo a giornalismo o a speculazioni. Inoltre, mentre le interviste con gli esperti sono informative, alcune spiegazioni tecniche – come quelle sui sistemi di propulsione dei sottomarini – vengono consegnate in monologhi aridi e carichi di gergo che mettono alla prova la pazienza.

La docuserie soffre anche di una mancanza di varietà visiva. Oltre ai filmati d’archivio e alle interviste frontali, c’è poca inventiva cinematografica per distinguerla da altre documentarie investigative. Qualche movimento dinamico della telecamera durante le testimonianze chiave o scene ricostruite avrebbe potuto aggiungere l’energia necessaria senza compromettere l’integrità fattuale della serie.

In definitiva, ARA San Juan: Il Sottomarino Scomparso è una potente denuncia della negligenza istituzionale, ma la sua ambizione a volte supera l’esecuzione. Mentre il nucleo emotivo e il ritmo meticoloso ne fanno un’opera coinvolgente, le incursioni nelle teorie del complotto e nel gergo tecnico ne riducono l’impatto complessivo.

La docuserie è destinata a colpire soprattutto gli spettatori che apprezzano il giornalismo investigativo e sono interessati ai disastri marittimi o alla responsabilità politica.

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