Cinema

Hurricane Love: Un’analisi cruda delle verità tempestose del matrimonio

Molly Se-kyung
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La tempesta che infuria attorno alla cabina della luna di miele sull’isola di Billie e Jecs è nulla in confronto al turbine emotivo che si sta scatenando tra loro. What If? (2023) di Manny Palo intrappola questi due musicisti novelli sposi in un uragano letterale e metaforico, costringendoli—andandoci—to confrontare la fragilità dell’amore e del matrimonio. Alessandra de Rossi e JM de Guzman (JM de Guzmán) danno vita a questo dramma filippino con interpretazioni crude e spietate che rendono le loro lotte dolorosamente reali.

La regia di Palo è sicura, utilizzando la tempesta sia come forza letterale che simbolica. Il film si apre con un’inquadratura mozzafiato delle onde che si infrangono sulla riva, stabilendo immediatamente un tono di caos e incertezza. Questo metafora visiva viene rafforzata per tutto il film, con la tempesta che funge da costante promemoria delle emozioni turbolente in gioco. Il design del suono è particolarmente degno di nota, con il vento ululante e la pioggia battente che creano un’atmosfera immersiva che ti fa sentire come se fossi proprio nella cabina insieme a Billie e Jecs. L’uso del suono non è solo atmosferico ma anche narrativo, con i crescendo e le pause della tempesta che riflettono l’alternarsi delle discussioni della coppia.

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La forza della storia risiede nella sua volontà di esplorare le verità scomode e caotiche del matrimonio. La scoperta di Billie dell’infedeltà di Jecs innesca una catena di rivelazioni e recriminazioni, mettendo a nudo le crepe nella loro relazione. Il film non si tira indietro nel mostrare la bruttezza del tradimento e la difficoltà del perdono, offrendo un approccio onestamente rinfrescante alla romantica moderna. Questo non è un racconto di fate in cui l’amore trionfa su tutto; è un’esplorazione radicata di come due persone navigano le conseguenze di una profonda rottura della fiducia.

Tuttavia, What If? inciampa nel ritmo. Il primo atto è avvincente, ma la parte centrale affonda con discussioni ripetitive e scontri protratti. Alcune scene sembrano girare a vuoto, riprendendo gli stessi punti senza aggiungere nuova profondità o insight. Ad esempio, la scena in cui Billie e Jecs discutono della natura del loro rapporto sembra particolarmente prolissa, con le stesse emozioni che vengono ripetute più volte senza progresso. Inoltre, la struttura del film—mostrare la fine all’inizio—è un espediente che alla fine distoglie dall’attenzione della storia piuttosto che arricchirla. Questa scelta narrativa, sebbene intesa a creare suspense, genera invece confusione e rende il percorso verso la conclusione inevitabile meno impattante.

Il cast di supporto è solido ma in gran parte eclissato da de Rossi e de Guzman. Chard Ocampo nel ruolo di Will, l’ex fidanzato di Billie, porta un’energia benvenuta nelle sue scene, ma il suo personaggio risulta sottosviluppato. La sua presenza serve più come catalizzatore per la riflessione di Billie che come una persona pienamente realizzata con le proprie motivazioni e storia passata. Allo stesso modo, Ana Abad Santos nel ruolo di Doris, la sorella di Jecs, ha momenti di profondità ma non riceve abbastanza tempo sullo schermo per lasciare un impatto reale. La sua sottotrame sui suoi problemi matrimoniali è interessante ma sembra aggiunta all’ultimo minuto, come se il film stesse cercando di inserire troppe tematiche senza esplorarne nessuna a fondo.

Nicole Omillo nel ruolo di Dianne, la migliore amica di Billie, offre una prospettiva esterna molto necessaria. Le sue scene sono tra le più radicate e relazionabili del film, offrendo uno scorcio sul tipo di supporto che Billie potrebbe aver bisogno per affrontare la sua crisi matrimoniale. Angie Castrence come Gina e Soliman Cruz come Francis aggiungono strati alla narrazione con le loro sottotrame, ma ancora una volta queste sembrano competere per il tempo dello schermo piuttosto che completare la storia centrale.

Le tematiche del film sono attuali e rilevanti, esplorando non solo l’infedeltà ma anche le sfide più ampie dei matrimoni precoci. La pressione di far funzionare una relazione, la paura del fallimento e la lotta per comunicare in modo efficace sono tutti esplorati con delicatezza. Tuttavia, il film a volte fatica a bilanciare queste tematiche, cercando di affrontarne troppe contemporaneamente senza dare a nessuna di esse l’attenzione che merita.

I paralleli con Marriage Story di Noah Baumbach sono inevitabili, dato il soggetto simile. Sebbene What If? non raggiunga le vette del film di Baumbach, che esplora territori simili con maggiore delicatezza e precisione, si ritaglia il suo spazio nel genere. Laddove Marriage Story è un capolavoro nell’equilibrare umorismo e cuore spezzato, What If? è più direttamente drammatico, affidandosi a emozioni crude per guidare la narrazione.

Uno dei momenti salienti del film è una scena in cui Billie e Jecs tentano di riconciliarsi, solo per ritrovarsi bloccati in un’altra discussione. L’emozione cruda in mostra qui è palpabile, con de Rossi e de Guzman che offrono alcune delle loro migliori interpretazioni. La rappresentazione di de Rossi dell’angoscia e del tradimento di Billie è particolarmente potente, catturando il mix complesso di rabbia, tristezza e desiderio che definisce il suo personaggio. De Guzman, nel frattempo, porta una vulnerabilità a Jecs che lo rende più di un semplice traditore; è un individuo imperfetto che cerca di navigare i propri errori e paure.

Tuttavia, questa scena evidenzia anche la tendenza del film a indugiare troppo a lungo su certi conflitti senza farli avanzare. La natura ripetitiva delle loro discussioni può far sembrare il film stagnante a volte, come se fosse bloccato in un loop emotivo senza trovare una via d’uscita.

Il cast di supporto, sebbene non memorabile quanto i protagonisti, aggiunge profondità alla storia. Jett Pangan nel ruolo di Enrico Neri ha una parte piccola ma cruciale che aggiunge un colpo di scena inaspettato alla trama. Il suo personaggio serve come promemoria del fatto che le relazioni sono complesse e multifaccettate, e che a volte la verità è più complicata di quanto sembri.

What If? è infine un film per chi ama vedere le relazioni messe alla prova fino al limite. Non è una visione facile, né dovrebbe esserlo. Il film ci costringe ad affrontare verità scomode sull’amore e l’impegno, rendendolo un’esperienza difficile ma gratificante. Potrà frustrate chi cerca una narrazione più serrata o un ritmo più bilanciato, offre tuttavia un’esplorazione cruda e onesta del matrimonio che è sia tempestiva che universale.

Alla fine, What If? è un film che risuonerà con chiunque abbia mai lottato per far funzionare una relazione. È un tributo al potere delle interpretazioni di de Rossi e de Guzman, così come alla sicura regia di Palo.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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