Cinema

Space Sheriff Gavan torna al cinema con un nemico progettato per cancellare l’intera saga

Jun Satō

Per quattro decenni la Toei ha tenuto in vita la sua stirpe di Metal Hero a frammenti, un cameo qui e un crossover celebrativo là, senza mai scommettere un lungometraggio intero sul fatto che l’originale Space Sheriff sappia ancora radunare un pubblico. Super Space Sheriff Gavan Infinity: The Day the Sun Cried è esattamente quella scommessa. Il film porta il poliziotto rilanciato dallo studio dalla programmazione televisiva settimanale alle sale, e arriva ponendo una domanda tagliente: uno sceriffo dello spazio cromato, nato all’inizio degli anni ottanta, può ancora reggere sulle spalle un tentpole estivo?

La risposta che il film propone è aggressiva. La trama scaraventa i Gavan su una Terra alternativa dove la disperazione umana accumulata si condensa in un vuoto abbastanza vasto da inghiottire il sole, spingendo quel mondo verso una notte perpetua. A sfidarli c’è Gavan Killer, un operativo mascherato che impugna una tecnologia anti-Gavan costruita per un unico scopo: cancellare ogni ufficiale che porta il distintivo. È un antagonista concepito meno come mostro della settimana e più come minaccia sistemica alla ragione stessa d’esistere della saga.

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Il colpo di coltello sta in chi indossa l’armatura del Killer. Viene smascherato come un decorato detective anziano che l’eroe un tempo idolatrava, un mentore trasformato in sterminatore, interpretato da Tsutomu Takahashi con la minaccia stanca che ha portato attraverso ruoli da gangster e da caratterista nel cinema e nella televisione giapponesi. Affidare l’antagonista a un attore drammatico adulto e riconoscibile, anziché a uno stuntman, segnala l’intenzione della Toei di alzare il tiro oltre il cortile della scuola, verso i genitori in fila davanti al multisala.

Quell’intenzione, dentro lo studio, ha un nome: Project R.E.D., l’iniziativa nell’ambito della quale Gavan Infinity è stato ricostruito come primo capitolo di un piano di rilancio più ampio. La serie televisiva da cui il film germina tratta lo Space Sheriff Gavan del 1982 non come nostalgia da citare, ma come architettura da ristrutturare: conserva la trasformazione a getto di laser e la cosmologia della polizia cosmica, mentre rielabora il design della tuta e spinge verso un registro serializzato ed emotivo. Il lungometraggio è la prima mossa dell’iniziativa su una tela più grande.

L’originale contò ben oltre i confini del Giappone, ed è proprio questo a rendere degna di nota l’impostazione domestica del reboot. Trasmesso all’inizio degli anni ottanta, Space Sheriff Gavan lanciò la linea Metal Hero della Toei e divenne un’improbabile esportazione culturale, riadattato come X-Or in Francia, dove raccolse un seguito devoto, e diffuso in Brasile e nelle Filippine durante la corsa globale agli eroi giapponesi. La proprietà un tempo viaggiò, eppure il rilancio, per ora, non viene venduto come se avesse intenzione di rimettersi in viaggio.

Kohei Nagata regge il ruolo principale nei panni di Gavan Infinity, affiancato dal roster in espansione dei colleghi ufficiali della serie, ciascuno con la propria armatura e il proprio incarico: Gavan Bushido, interpretato da Ryuga Akahane, la controparte più severa votata alla lama; Gavan Luminous, interpretata da Kokona Sumi; e Gavan Leia, interpretato da Kentaro Yasui. La produzione punta sullo spettacolo corale più che sull’eroe solitario, una scelta che consente scene con più Gavan che il budget settimanale non potrebbe permettersi e che distribuisce la scommessa al botteghino su diverse tute anziché su un solo volto. Per contrasto, la Toei ha arruolato il duo comico Jarujaru come coppia di dirottatori alieni, quel tipo di valvola di sfogo tonale che i film tokusatsu impiegano abitualmente per evitare che due ore di combattimenti corazzati si irrigidiscano.

Dietro la macchina da presa siede Hirofumi Fukuzawa, specialista dell’azione in tuta le cui coreografie di combattimento hanno plasmato per anni la produzione supereroistica della Toei, che lavora su una sceneggiatura di Atsuhiro Tomioka, tra gli autori più prolifici della scuderia tokusatsu e anime dello studio. È un motore dalle prestazioni note per questo genere di pellicola, fluente nella grammatica delle sequenze di trasformazione e delle mosse finali, e meno evidentemente adatto al clima emotivo cui aspira una premessa capace di inghiottire il sole.

Gavan Infinity confronts a rival Space Sheriff in the 2026 Toei feature
Gavan Infinity in Super Space Sheriff Gavan Infinity (2026)

Ciò che il film non risolve è se qualcosa di tutto questo abbia presa al di là della sua base. Gavan Infinity è pensato per un pubblico tokusatsu domestico che già guarda la serie ogni settimana, e il lungometraggio non è un titolo autonomo: condivide la data d’uscita con un film di Kamen Rider sotto un’insegna comune, un confezionamento che storicamente traina la vendita di biglietti alle famiglie, offuscando però quanto del pubblico appartenga a Gavan per meriti propri. La prima uscita cinematografica di un rilancio tende a fungere anche da evento promozionale per la linea televisiva e il suo merchandising, il che rende i numeri d’apertura un indicatore debole della capacità del marchio di reggersi da solo. Non c’è distribuzione internazionale confermata, nessun titolo localizzato fuori dal Giappone, e niente che finora suggerisca che lo studio consideri questo rilancio un’esportazione. Il film deve prima dimostrare che il nome Metal Hero sappia fare da capofila in patria — e una programmazione condivisa con una saga più grande non è il banco di prova più pulito per quel test.

Super Space Sheriff Gavan Infinity: The Day the Sun Cried arriva nelle sale giapponesi il 24 luglio 2026, in doppia programmazione con Kamen Rider ZEZTZ: Farewell Mission sotto l’insegna W Hero Summer Movie 2026 della Toei. Per l’Italia non è al momento confermata alcuna uscita cinematografica.

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