Cinema

Orion e il Buio: un racconto inquietante sulle cicatrici lasciate dall’ansia

Martin Cid
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Quando il Buio si dissolve nella luce del giorno su quella montagna, Orion e il Buio ti costringe ad affrontare qualcosa di ben più sconvolgente delle paure notturne di un bambino: le conseguenze irreversibili di quelle paure e i detriti emotivi che lasciano dietro di sé. Questo non è solo un altro film d’animazione su come superare le proprie fobie, ma una pellicola che osa esplorare colpa, rimpianto e gli effetti a catena dell’ansia su se stessi e sugli altri. Basato sul libro per bambini del 2014 di Emma Yarlett e adattato da Charlie Kaufman (sì, quello Charlie Kaufman), questo ibrido DreamWorks/Netflix è un viaggio strano, inquietante e sorprendentemente profondo nella notte, diretto con precisione fluida da Sean Charmatz.

Le prime scene del film stabiliscono l’atmosfera: Orion (Jacob Tremblay), un ragazzo di 11 anni con una lista infinita di paure irrazionali, scrive nel suo diario la sua ansia per una gita al planetario. La sua voce è tremante, le parole si inciampano tra loro—Tremblay cattura perfettamente l’energia nervosa di un bambino sull’orlo di un attacco di panico. Quando il Buio (Paul Walter Hauser) appare nella stanza di Orion dopo un improvviso blackout, il film non ci presenta solo i personaggi principali; ci catapulta in un mondo dove la paura non è astratta ma tangibile, una forza senziente con voce e presenza propria.

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La performance di Hauser è particolarmente degna di nota. Il Buio non è il tipico villain dei cartoni—è stanco, malinconico, un po’ triste. La sua voce porta il peso dei secoli, come se avesse portato sulle spalle i fardelli di ogni bambino ansioso che abbia mai temuto l’oscurità. Quando offre a Orion un viaggio attraverso la notte per aiutarlo a superare le sue paure, non lo fa per malvagità ma per stanchezza. “Sono stanco delle tue lamentele su di me”, ammette il Buio, e c’è qualcosa di commoventemente umano in quella confessione.

La loro avventura li porta attraverso un paesaggio surreale popolato da altre entità notturne: Sonno (Natasia Demetriou), Insonnia (Nat Faxon), Silenzio (Aparna Nancherla), Rumori Inexplicabili (Golda Rosheuvel) e Bei Sogni (Angela Bassett). Ogni personaggio è doppiato con cura, ma è Bassett a rubare la scena. La sua voce trasuda calore e saggezza, una presenza rassicurante in un mondo che spesso sembra caotico.

L’animazione di Orion e il Buio è dove il film brilla davvero. Charmatz e il suo team creano un vero banchetto visivo—le ombre si allungano e si contorcono, le stelle scintillano con personalità, e la notte stessa sembra viva. Quando Orion incontra per la prima volta il Buio, la telecamera indugia sui loro volti, catturando la tensione nervosa tra di loro in modo sia intimo che inquietante. Più avanti, quando Orion aiuta Bei Sogni a tessere sogni per i bambini che dormono, lo schermo esplode in colori vivaci, un contrasto netto con i paesaggi monocromatici della paura.

Ma Orion e il Buio non è solo questione di belle immagini o doppiaggi affascinanti. È un film che affronta temi complessi—ansia, colpa, redenzione—in modi che sembrano sia freschi che profondamente risonanti. Quando Orion causa involontariamente l’abbandono delle loro funzioni da parte delle entità notturne, le conseguenze sono immediate e devastanti. Senza oscurità, il mondo sprofonda nel caos: le piante appassiscono, gli animali vanno nel panico e gli esseri umani faticano a funzionare. È una potente metafora di come l’ansia incontrollata possa sconvolgere non solo la tua vita ma anche quella degli altri.

Il dispositivo narrativo del film—Orion adulto (Colin Hanks) che racconta questa storia a sua figlia Ipatia—aggiunge un ulteriore strato di profondità. All’inizio sembra un epilogo, un modo per chiudere i conti in maniera ordinata. Ma man mano che la narrazione procede, diventa chiaro che è qui che Orion e il Buio inciampa. La transizione tra la storia di Orion adulto e la riscrittura della fine da parte di Ipatia non è fluida come potrebbe essere, e alcuni spettatori potrebbero ritrovarsi a grattarsi la testa per l’improvviso cambio di tono.

Il film fatica anche a bilanciare i suoi temi più cupi con momenti di leggerezza. Le avventure notturne possono sembrare episodiche, passando da una paura all’altra senza abbastanza tempo per esplorare appieno il peso emotivo di ogni incontro. A volte il ritmo risulta irregolare e alcune scene—come l’incontro breve di Orion con Luce (il nemico del Buio)—avrebbero potuto beneficiare di uno sviluppo maggiore.

Nonostante questi difetti, Orion e il Buio è un film che merita attenzione—non solo per la sua animazione o le sue performance vocali, ma per la sua volontà di affrontare emozioni complesse in un genere spesso liquidato come semplice. Non ha paura di esplorare i danni irreversibili e caotici che la paura può infliggere, e lo fa con un livello di onestà raro nei media per bambini.

Alla fine, Orion e il Buio è un film su ben più che affrontare le proprie paure—è sulla capacità di convivere con esse, comprendere il loro potere e riconoscere che a volte i mostri più spaventosi sono quelli che creiamo noi stessi.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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