Cinema

The Sixth Sense – Il sesto senso, la storia di fantasmi che nascose il colpo di scena in piena luce

Camille Lefèvre

The Sixth Sense – Il sesto senso è un film horror che passa quasi tutta la sua durata a essere qualcosa di più sommesso e più triste. M. Night Shyamalan presenta Malcolm Crowe, stimato psicologo infantile di Filadelfia, nella peggiore notte della sua carriera, e poi gli offre una seconda occasione nelle vesti di Cole Sear: un bambino chiuso che custodisce un segreto che nessun adulto vuole ascoltare.

Quel che segue è una storia di fantasmi costruita quasi interamente sulla trattenuta. Shyamalan nasconde, abbassa le luci, lascia che i silenzi si dilatino e si fida che lo spettatore si sporga in avanti. La battuta celebre — “vedo la gente morta” — non è urlata ma confessata, e questo istinto, la paura come sussurro e non come grido, è ciò che separa il film da quasi tutto ciò che ha poi ispirato.

YouTube video

Il film

Crowe prende in cura Cole anche per redimere il proprio passato, e il bambino finisce per ammettere ciò che lo tormenta: i morti gli appaiono, ignari di esserlo, pretendendo di essere ascoltati. Shyamalan filma Filadelfia in azzurri e grigi freddi, svuota di calore ogni interno e riserva un solo colore — il rosso — ai momenti in cui l’altro mondo preme contro questo. È un motivo che alla prima visione si coglie appena e alla seconda è impossibile non vedere.

La macchina da presa di Tak Fujimoto è paziente fino all’immobilità, e la partitura di James Newton Howard ronza sotto l’azione invece di sottolinearla. Il risultato è un thriller con il ritmo di un dramma da camera, dove gli spaventi colpiscono più forte perché il film è stato a lungo tenero. Quando arriva l’atto finale, Shyamalan ha già riordinato in silenzio ogni scena precedente: una rivelazione così pulita da rispedire il pubblico a rivederlo subito da capo.

Il sesto senso (1999)
Il sesto senso (1999)

Bruce Willis e un bambino straordinario

Bruce Willis offre una delle prove più controllate della sua carriera nei panni di Crowe: niente sorrisetto, niente spavalderia da eroe d’azione, solo una tristezza stanca e vigile. È un divo che abbassa di proposito il proprio voltaggio, e al film serve esattamente quel ritrarsi per funzionare.

Ma il film appartiene a Haley Joel Osment. Come Cole regge terrore, vergogna e sfinimento dietro un volto di bambino senza mai scivolare nel lezioso. Toni Collette, madre travolta, firma la scena più devastante dentro un’auto ferma, e Olivia Williams sostiene in sordina il matrimonio che si sfilaccia di Crowe. Osment e Collette ottennero entrambi una candidatura all’Oscar; il film ne raccolse sei e, sorprendentemente, non ne vinse nessuna.

Il sesto senso (1999)
Il sesto senso (1999)

Perché resta

The Sixth Sense fu il secondo maggior incasso mondiale dell’anno di uscita e fece di Shyamalan, da un giorno all’altro, un marchio: l’uomo del colpo di scena. Quella fama fu tanto un peso quanto un dono, ma l’originale continua a distinguersi dai suoi imitatori proprio perché il colpo di scena non è un trucco: è una rima emotiva, un accordo finale che trasforma un horror in un racconto sul lutto, sulla negazione e su ciò che ci rifiutiamo di vedere. Pochi film popolari della sua epoca ripagano così generosamente una seconda visione.

Il nostro giudizio

Una storia di fantasmi moderna realizzata con la pazienza di un dramma e la disciplina di un thriller, sorretta da una prova infantile straordinaria e da un divo abbastanza coraggioso da sparire nell’inquadratura. The Sixth Sense merita la sua fama — e il suo finale merita di rivederlo.

Regia

M. Night Shyamalan

M. Night Shyamalan

Cast

Tag: , , , , ,

Discussione

Ci sono 0 commenti.