Cinema

Daniel Goldhaber rilegge Faces of Death come horror sulla moderazione dei contenuti

Daniel Goldhaber, autore di Cam e di How to Blow Up a Pipeline, indirizza il titolo più carico della memoria residua dell'horror verso il lavoro della coda di moderazione, con Barbie Ferreira e Dacre Montgomery in testa al cast
Penelope H. Fritz

Faces of Death si apre su una donna il cui lavoro retribuito consiste nel guardare video violenti per tutta la giornata. È moderatrice di contenuti per un sito che nei titoli di coda non viene nominato ma che assomiglia a tutte le piattaforme nelle quali il pubblico già vive. Il materiale che entra nella sua coda è messo in scena. Proviene da un film e ne riproduce le scene di morte quasi inquadratura per inquadratura. L’orrore non sta nel fatto che lei non riconosca la finzione. Sta nel fatto che riconoscerla non interrompe la giornata di lavoro.

Il nome Goldhaber è l’argomento strutturale che la produzione vuole far leggere per primo. La sua opera prima costruiva una premessa horror attorno all’economia della replica d’identità del lavoro in webcam; il film successivo trasformava il sabotaggio climatico procedurale in un heist movie con una scommessa politica reale. Faces of Death cala quel registro procedurale sul titolo più carico che continua a circolare nella memoria del genere. L’originale è, in stenografia culturale, il bluff più aggressivo fra il messo in scena e il reale che abbia lasciato l’era VHS. Il nuovo film capovolge il bluff: è un horror sull’atto di guardare morte messa in scena e non poterla più archiviare come finzione. Il trailer è uscito. La domanda che resta sospesa sulla campagna è se la premessa diventa film o resta logline retta dal cast.

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Barbie Ferreira è il casting che nomina il pubblico che il film vuole. Interpreta Margot Romero, la moderatrice, e arriva al ruolo con una base di spettatori che l’ha guardata per anni in una serie streaming di prestigio costruita sul disagio adolescenziale. Dacre Montgomery interpreta Arthur Spevak, un personaggio che il trailer vende come l’insider magnetico che spinge Margot verso i video che non dovrebbe continuare a guardare. Montgomery si legge in chiave post-Stranger Things, ovvero post il franchise di bambini-in-pericolo più distribuito dell’era streaming; portarlo in un meta-horror sul consumo di contenuti è già di per sé un commento di casting. Josie Totah prende Samantha Gravinsky, il ruolo di secondo livello presente nel listing TMDB; Aaron Holliday e Jermaine Fowler chiudono il blocco dei principali accreditati. Il cast nel suo insieme si legge come una scommessa di produzione: l’horror di questa generazione si apre con un gruppo prelevato dalla panchina della tv di prestigio, non dal sistema delle star interno al genere.

Goldhaber lavora da tempo una vena stretta. Il suo primo film inseriva una premessa horror nelle condizioni di lavoro della performance online. Il secondo trasformava la retorica del sabotaggio climatico in un procedurale di rapina che non ha ammorbidito l’argomento per accomodarsi al formato. Il filo fra i due non è un genere. È una metodologia, il regista usa la meccanica del thriller per tenere il pubblico seduto ad ascoltare argomenti che altrimenti cambierebbe canale. Faces of Death prolunga quella metodologia anziché romperla. Il brief del film, così come lo presenta il trailer, è che il lavoro di moderazione è diventato una sua propria forma di orrore e il dispositivo dei video di morte recitata è il meccanismo che rende quel lavoro letterale. Se poi la sceneggiatura tiene la promessa del dispositivo o si limita a indicarlo, al momento, resta aperto.

Ciò che Faces of Death non risolve, sulla base del materiale fin qui circolato, è ciò che eredita. Il titolo non è un nome neutro. Il film che lo portava fu vietato in più giurisdizioni, perseguito penalmente nel Regno Unito nella cornice del panico morale dei video nasties e trattato per decenni come caso limite nei dibattiti su quando un film possa essere considerato responsabile di un danno solo per la tessitura delle proprie immagini. Il remake di Goldhaber prende un nome con quel peso e lo dirige verso l’economia molto diversa della moderazione di piattaforma, dove il danno deriva dall’esposizione ripetuta e non dal montaggio trasgressivo. La campagna non ha dichiarato pubblicamente se il remake si guadagni il peso preso a prestito o se si limiti a portarlo. Il trailer sceglie immagini, il bagliore azzurro di uno schermo, le cuffie, un appartamento che assomiglia a quello di ogni moderatrice, che suggeriscono un film interiore. I film interiori possono cedere sotto il titolo che hanno assunto; qui è un rischio attivo, non ipotetico.

L’uscita atterra in un momento in cui l’economia distributiva dell’horror ha premiato i film che prendono una premessa dall’economia di piattaforma e la fanno funzionare come genere. Smile, Talk to Me, Late Night with the Devil, ognuno ha conquistato la sua finestra in sala leggendo un’ansia contemporanea come dispositivo strutturale dell’orrore. La pista della moderazione di piattaforma era stata in gran parte assente da quest’onda; il documentario l’ha attraversata, soprattutto attraverso il reportage continuato sulla moderazione esternalizzata nelle Filippine, mentre il film di genere non era ancora arrivato. Faces of Death entra in quel vuoto. Se ci resta per merito proprio o lo lascia al titolo successivo è la scommessa che sta facendo lo studio.

I principali accreditati sono Barbie Ferreira, Dacre Montgomery, Josie Totah, Aaron Holliday e Jermaine Fowler. Goldhaber dirige da una sceneggiatura per cui la produzione ha mantenuto la writers’ room nella scheda crediti, piuttosto che mandare avanti come volto pubblico un singolo sceneggiatore. Faces of Death dura novantasette minuti.

Il film è uscito negli Stati Uniti e in Canada il 10 aprile 2026 e si è esteso a Porto Rico il 23 aprile 2026. Nessuna uscita italiana in sala è stata ancora confermata; questa copertura verrà aggiornata quando la distribuzione la annuncerà.

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