Arte

La Nota Mancante apre a Palazzo Valier: il profumo come mezzo museale

Fondata da Alexandra Mazzanti in memoria della madre, la nuova istituzione veneziana apre nella settimana della Biennale con una mostra ispirata alle pause di Isabella d'Este e curata tanto attraverso il profumo quanto attraverso la pittura.
Lisbeth Thalberg

Una nuova fondazione veneziana apre con la tesi che una sala museale debba avere un odore specifico. La Nota Mancante, la mostra inaugurale della Fondazione Maddalena Di Giacomo, tratta il profumo come la maggior parte delle istituzioni tratta la pittura a olio: come un medium primario, commissionato, attribuito, fatto per essere letto.

La mostra è curata da Alexandra Mazzanti, che ha anche fondato e dirige la nuova istituzione. La curatela sensoriale è affidata alla storica dell’arte Caro Verbeek, le cui ricerche ricostruiscono il ruolo storico dell’olfatto all’interno dell’immagine dipinta. I profumi sono sviluppati da International Flavours & Fragrances sotto la direzione creativa di Bernardo Fleming, con i profumieri Marcelo Zapata ed Eleonora Drago a comporre in dialogo con singole sale e singole opere. I vasi olfattivi sono firmati da Juli About. Nulla è diffuso come sottofondo ambientale: ogni nota è attribuita e va letta accanto alle opere che la circondano.

Interno di Palazzo Valier, a Venezia, fotografato durante l'allestimento di La Nota Mancante.

Courtesy Fondazione Maddalena Di Giacomo

La fondazione che ospita la mostra prende il nome da Maddalena Di Giacomo, pianista ed editrice romana che nel 2007 fondò la Dorothy Circus Gallery con la figlia Alexandra Mazzanti, e che è scomparsa dieci anni prima di questa apertura. La Fondazione esiste per portare avanti il suo progetto incompiuto, il Petit Musée de la Femme, e per trasformare quella che era un’impresa culturale privata in un’istituzione non-profit aperta al pubblico. Mazzanti presiede e dirige il nuovo ente; la galleria che ha fondato con la madre ne è il principale sostenitore e il ponte attraverso il quale gli artisti contemporanei della mostra sono stati messi in dialogo con la collezione storica.

La sede è Palazzo Valier, al piano nobile a pochi passi da Rialto, nell’edificio in cui Giorgione, si dice, visse e morì. Il restauro degli interni è stato curato dalla designer britannica Rachel Chudley, che ha trattato ogni sala come una narrazione abitata anziché come uno spazio espositivo neutro. Colori, tessuti e architettura sono stati lavorati insieme in un registro che attinge all’English Heritage ma resta dentro la tavolozza veneziana del palazzo. Il risultato è una fondazione che si legge più come una casa che come un white cube, e la mostra è stata costruita di conseguenza: ogni sala ha tema, palette e identità propri, con spazi dedicati esplicitamente al profumo e all’alchimia, fra cui un Alchemical Lab e una sala intitolata The Wish.

L’opera principale della mostra è High, installazione olfattiva del 2026 dell’artista belga Peter de Cupere, collocata nella sala dei Jeux d’Eau le cui finestre si aprono sul Canal Grande. Una nuvola sospesa contiene una fragranza composta a partire da erbe storicamente associate alla stregoneria e ai rituali di levitazione. I visitatori vi sostano sotto e leggono l’opera tanto come un fenomeno meteorologico letterale quanto come riferimento cifrato a corpi che non avevano il diritto di lasciare il suolo. Lo stesso de Cupere descrive il lavoro come «una temporanea sospensione dalla gravità, dalla chiarezza e dal significato fisso».

L’altro argomento della mostra è la lista degli artisti. La Nota Mancante mette in linea Mark Ryden, Marion Peck, Esao Andrews, Brad Kunkle e una porzione di quella generazione di Pop Surrealisti che la Dorothy Circus Gallery ha contribuito a far entrare nelle collezioni italiane, contro una linea storica lunga che include Vilhelm Hammershøi, Marie Laurencin, Vivian Maier, Claude Lalanne, Alessandro Turchi detto L’Orbetto, e una galleria di miniaturisti europei tra Settecento e Ottocento. I profumi si muovono fra il gruppo contemporaneo e quello storico; lo stesso fanno i segnali sonori. Il punto non è l’epoca di un oggetto, ma il modo in cui esso arriva in un corpo che ha già sentito qualcos’altro nella stanza prima di vederlo.

Il concetto di cornice è quello dell’«alchimia della memoria»: l’idea che la memoria torni raramente come immagine intera, e arrivi invece come un profumo senza nome, un suono senza sorgente, il residuo emotivo di un volto. Il titolo della mostra viene dall’Impresa delle Pause di Isabella d’Este, gli intervalli silenziosi tra le note che la marchesa scelse come proprio emblema. La Nota Mancante è, in questa lettura, una mostra sulla nota che nessuno suona. Ogni sala è disegnata perché il visitatore attraversi insieme l’opera udibile e lo spazio inudibile che la circonda.

Dettaglio delle opere storiche raccolte per La Nota Mancante, dai miniaturisti europei alla fotografia del Novecento, passando per la pittura ottocentesca.

Courtesy Fondazione Maddalena Di Giacomo

La missione dichiarata della Fondazione, fissata da un comitato scientifico, è studiare la memoria in dialogo con l’arte, con attenzione particolare alla neurodivergenza e all’accesso multisensoriale. Il programma prevede residenze d’artista, concerti, simposi, pubblicazioni scientifiche e letterarie, archivi e partenariati con università, accademie e conservatori. L’intenzione è che la Fondazione funzioni come istituzione di lavoro continuo e non come una singola mostra; La Nota Mancante è il discorso d’apertura, non l’intero programma.

La Fondazione si colloca anche dentro una tesi di lungo periodo sull’arte e la salute mentale. L’idea è che l’esperienza estetica, quando viene disposta su vista, suono e profumo nello stesso momento, diventi uno strumento psicologico utilizzabile: uno spazio in cui il lutto, la perdita e quel tipo di fragilità emotiva che non sopravvive alla conversazione ordinaria possano essere esaminati in sicurezza. I curatori leggono in questo senso la Fondazione come un santuario, e con la stessa idea inquadrano le sale dedicate al profumo, all’alchimia e all’antico legame del palazzo con il Mediterraneo orientale.

L’apertura è programmata in coincidenza con la 61ª Biennale d’Arte di Venezia e si tiene a palazzo la sera del 21 maggio. Sopra il Canal Grande, la nuvola di Peter de Cupere libererà le sue erbe in una sala di ospiti arrivati per vedere quadri e che scopriranno, prima della fine della serata, che la nota più importante de La Nota Mancante è quella che non si può vedere.

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