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Pluto: un giallo meticoloso e agghiacciante con un’animazione mozzafiato

Alice Lange
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La prima inquadratura di Pluto si sofferma su una foresta in fiamme in Svizzera, vigili del fuoco che lottano contro un inferno che sembra una metafora ancor prima che i titoli di testa scorrano. Questa serie originale animata giapponese (ONA) di otto episodi, prodotta da Genco e animata da Studio M2, è un thriller oscuro e metodico avvolto nell’estetica del celebre manga di Naoki Urasawa Pluto: Urasawa x Tezuka. È un raro adattamento che non si limita a rendere omaggio, ma affina il materiale originale rendendolo più viscerale.

La premessa – robot e i loro alleati umani uccisi uno dopo l’altro, con l’ispettore Gesicht (doppiato con precisione agghiacciante da Shinshu Fuji) come l’unico a capire che potrebbe essere il prossimo – non è nuova. Ma Pluto si distingue per il suo ritmo. Ogni episodio si svolge come una miccia a combustione lenta, soffermandosi su momenti silenziosi di interazione tra i personaggi prima di esplodere in scoppi di violenza o rivelazioni. L’omicidio di Brau1589 (Hideyuki Tanaka), ad esempio, è reso con una freddezza così efficiente che rimane a lungo dopo che lo schermo diventa nero.

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Il cast vocale esalta il materiale. Il Gesicht di Fuji è un punto di forza – la sua performance oscilla tra professionalità distaccata e vulnerabilità cruda, specialmente nelle scene con Yoko Hikasa nei panni di Atom, la cui innocenza infantile contrasta nettamente con il mondo cupo che la circonda. Romi Park nei panni di Helena porta una determinazione ferrea al suo ruolo, mentre Mamoru Miyano come Epsilon aggiunge uno strato inquietante di imprevedibilità.

Ma Pluto non è solo uno studio sui personaggi. È un mistero che richiede attenzione ai dettagli. L’animazione, pur non innovativa nello stile, eccelle nell’uso di ombra e luce, creando un’atmosfera noir che amplifica la tensione. La colonna sonora – minacciosa, atmosferica – non sovrasta ma sottolinea i momenti chiave con precisione inquietante.

Dove vacilla è nel ritmo. Sebbene deliberato, alcuni episodi si trascinano, specialmente nella parte centrale in cui l’indagine ristagna. La costruzione del mondo, sebbene intrigante, a volte sembra riempitivo piuttosto che narrazione essenziale. E mentre il mistero in sé è avvincente, la risoluzione tende alla prevedibilità, minando parte della tensione precedente.

Tuttavia, Pluto è una visione avvincente per gli appassionati di misteri fantascientifici. La serie non si limita ad adattare il manga di Urasawa; lo reimmagina per un nuovo pubblico, uno che apprezza la lenta combustione dei thriller psicologici tanto quanto l’adrenalina delle sequenze d’azione. È uno spettacolo che premia la pazienza, chiedendo agli spettatori di ricostruire gli indizi insieme a Gesicht.

La regia di Heisuke Yamashita e Tatsurou Inamoto è notevole per la sua moderazione. A differenza di molte serie anime moderne che si affidano a immagini appariscenti o azioni esagerate, Pluto si fida della sua storia per portare il peso. Il lavoro della telecamera è deliberato, spesso soffermandosi sui volti dei personaggi durante i momenti cruciali, permettendo alle loro espressioni di trasmettere ciò che il dialogo non può.

I temi dell’identità e dell’umanità sono intrecciati nella narrazione, specialmente nel rapporto tra robot e le loro controparti umane. La lotta di Gesicht con la propria esistenza – la paura di diventare obsoleto o sostituito – rispecchia le ansie sociali più ampie riguardo alla tecnologia e al progresso. La serie non offre risposte facili ma invita gli spettatori a confrontarsi con queste domande molto dopo l’episodio finale.

In confronto ad altri anime di fantascienza, Pluto si distingue per il suo approccio maturo alla narrazione. Mentre serie come Ghost in the Shell esplorano temi simili di umanità e tecnologia, spesso lo fanno attraverso sequenze d’azione ad alto tasso di adrenalina. Pluto, d’altra parte, è una combustione più lenta, concentrandosi maggiormente sullo sviluppo dei personaggi e sulla profondità psicologica.

La serie è anche notevole per il suo impegno nella costruzione del mondo. L’ambientazione futuristica è riccamente dettagliata, dal design elegante dei robot ai paesaggi urbani grigi che abitano. Questa attenzione ai dettagli si estende anche al sound design; ogni bip, ronzio e fruscio meccanico aggiunge all’atmosfera immersiva.

Tuttavia, Pluto non è esente da difetti. I problemi di ritmo sono un ostacolo significativo, specialmente per gli spettatori abituati a narrazioni più veloci. Mentre il ritmo deliberato può essere efficace nel creare tensione, a volte sembra che la serie stia segnando il passo, specialmente durante gli episodi centrali in cui l’indagine sembra ristagnare.

Inoltre, alcuni personaggi secondari sembrano poco sviluppati. Mentre il cast principale – Gesicht, Atom, Helena ed Epsilon – sono ben definiti e avvincenti, altri, come Arnold (Yuuki Hoshi) e Tenma (Eizo Tsuda), spesso appaiono unidimensionali. I loro ruoli sono più funzionali che emotivi, servendo principalmente a far avanzare la trama piuttosto che approfondirla.

Nonostante queste mancanze, Pluto rimane una visione avvincente. I suoi punti di forza – in particolare le ottime performance, la regia atmosferica e i temi stimolanti – compensano ampiamente le debolezze. È una serie che richiede attenzione e premia la pazienza, rendendola un’eccellente scelta per gli appassionati di misteri fantascientifici.

Alla fine, Pluto è uno spettacolo che rimane nella mente a lungo dopo l’episodio finale. La sua esplorazione di identità, umanità e tecnologia risuona su più livelli, offrendo sia intrattenimento che stimolo intellettuale.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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