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Baby Reindeer: l’agghiacciante discesa nell’ossessione

Scopri il divertente e realistico mondo di "Baby Reindeer", la serie di commedia britannica con Richard Gadd e Jessica Gunning. Ora su Netflix.
Jun Satō
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Quando Martha incrocia lo sguardo di Donny Dunn dall’altra parte del bancone del pub, capiamo subito che ci aspetta qualcosa di inquietante. Un semplice gesto di gentilezza — offrirle una tazza di tè — scatena un inferno psicologico che finisce per travolgere le vite di entrambi in Baby Reindeer, la miniserie Netflix di Richard Gadd, tanto straziante quanto intensa.

Tratta dal suo spettacolo autobiografico, interpretato da solo in scena, Baby Reindeer segue Donny (Gadd), un comico in difficoltà, mentre diventa il bersaglio delle persecuzioni ossessive di Martha (Jessica Gunning). Quello che sembra un incontro del tutto innocuo si trasforma in un incubo che costringe Donny a fare i conti con i propri traumi e con la propria identità. La serie mescola con grande abilità commedia nera, dramma e thriller, dando vita a un’atmosfera tesa e carica di emozioni.

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L’interpretazione di Gadd è la colonna portante della serie. L’attore restituisce la vulnerabilità e la disperazione di Donny con una schiettezza disarmante, facendo sentire al pubblico tutto il peso del suo tormento. Gunning è altrettanto convincente nei panni di Martha e offre un ritratto agghiacciante di una donna che si smarrisce nelle proprie convinzioni deliranti. La tensione fra i due è palpabile: la loro dinamica distorta affascina e inquieta allo stesso tempo.

La serie dà il meglio di sé nell’esplorare il trauma psicologico e le molteplici sfaccettature dell’ossessione. Non evita gli aspetti più oscuri del comportamento umano e offre uno sguardo articolato sulle conseguenze dello stalking, tanto per chi lo subisce quanto per chi lo mette in atto. La scrittura è incisiva e acuta, e i momenti di umorismo nero offrono una necessaria pausa dalla tensione.

La regia di Weronika Tofilska e Josephine Bornebusch si distingue per la capacità di mantenere per tutta la serie una costante sensazione di claustrofobia. La macchina da presa sembra spesso invadere lo spazio dei personaggi, rispecchiando l’incessante inseguimento di Donny da parte di Martha. Questa scelta visiva intensifica la tensione e fa sentire il pubblico intrappolato quanto Donny.

Uno degli aspetti più riusciti di Baby Reindeer è il modo diretto e senza sconti in cui racconta le difficoltà legate alla salute mentale. Donny e Martha sono entrambi personaggi complessi, alle prese con i propri demoni. La serie non propone risposte facili né soluzioni ordinate: sceglie invece di rappresentare la condizione umana in modo crudo e sincero.

Baby Reindeer, tuttavia, non è priva di difetti. A tratti il ritmo appare discontinuo e alcuni episodi si trascinano mentre la storia approfondisce il passato e le difficoltà personali di Donny. Questi passaggi arricchiscono il personaggio, ma talvolta rallentano il conflitto centrale fra lui e Martha.

Anche la coerenza del tono è un punto debole. Nei primi episodi la serie riesce a bilanciare efficacemente commedia e dramma, ma nelle puntate successive si sposta maggiormente verso il melodramma, con un effetto a tratti straniante. Il cambio di registro si nota soprattutto nell’episodio finale: punta a una conclusione catartica, ma finisce per sembrare affrettato e poco soddisfacente.

Nonostante questi limiti, Baby Reindeer è un’esplorazione potente dell’ossessione, del trauma e della psiche umana. È una serie che merita di essere vista, anche se non sempre centra il bersaglio. Le interpretazioni di Gadd e Gunning si distinguono in modo particolare e danno forza alla storia grazie alla loro intensa profondità emotiva.

La serie può contare anche su un solido cast di supporto, che comprende Nava Mau nel ruolo di Teri, la terapeuta di Donny, e Tom Goodman-Hill in quello di Darrien O’Connor, uno sceneggiatore televisivo che finisce coinvolto nella vicenda di Donny. Questi personaggi aggiungono nuovi livelli alla storia e offrono ulteriori punti di vista sul conflitto centrale.

Dal punto di vista dei generi, Baby Reindeer si muove fra registri diversi, con risultati alterni. Come dramma, riesce a esplorare con efficacia paesaggi emotivi complessi. Come thriller, invece, a volte non convince fino in fondo, per via del ritmo irregolare e dei cambi di tono. La serie include anche elementi di commedia nera che talvolta sembrano fuori posto, ma contribuiscono a darle un carattere peculiare.

Baby Reindeer non è una serie per chi cerca una visione leggera. È un racconto cupo e intenso del comportamento umano, capace di lasciare il pubblico a interrogarsi sul proprio modo di intendere l’ossessione e il trauma. Probabilmente colpirà soprattutto chi ama i drammi psicologici ed è disposto ad affrontare temi difficili.

Rispetto ad altri successi recenti di Netflix, come The Night Agent o Bridgerton, Baby Reindeer si distingue per il ritratto senza sconti delle difficoltà legate alla salute mentale e della complessità dei rapporti umani. Forse non ha lo stesso richiamo per il grande pubblico, ma offre un’esperienza di visione più sfumata e stimolante.

In definitiva, Baby Reindeer è una serie che resta impressa anche dopo i titoli di coda. Le interpretazioni intense, l’esplorazione coinvolgente del trauma psicologico e il ritratto diretto dell’ossessione ne fanno uno dei titoli più notevoli del catalogo Netflix. Non sarà perfetta, ma i suoi pregi superano di gran lunga i difetti: una visione da non perdere per chi ama i drammi psicologici.

Punteggio MCM: 6.5/10 — realizzazione 2 / storia 1.5 / interpretazioni 2 / originalità 1.5 / aderenza al genere 1.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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