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La mia brillante carriera su Netflix: sei ore per vedere Sybylla scrivere, non solo rifiutare le nozze

Liv Altman

A una ragazza di fattoria nel Nuovo Galles del Sud del 1890 viene ripetuto quasi ogni giorno che la sua vita è già scritta: sposarsi bene, tenere una casa decorosa, esserne grata. Sybylla Melvyn custodisce un altro manoscritto. Vuole scrivere, ed è abbastanza sfrontata e abbastanza lucida da dirlo ad alta voce, a ogni parente e a ogni pretendente deciso a dissuaderla.

Questo rifiuto è il motore de La mia brillante carriera, il dramma in costume in sei episodi che arriva su Netflix. Tratta dal romanzo che Miles Franklin pubblicò nel 1901, segue Sybylla tra la fattoria stremata dalla siccità, una tregua nella casa più agiata della nonna e un corteggiamento che non riesce a portare a termine. Philippa Northeast la interpreta ereditando il ruolo che Judy Davis rese indelebile nel film di Gillian Armstrong del 1979. In superficie è una trama matrimoniale. Sotto, è una storia su chi abbia il permesso di scrivere una vita.

Il racconto di formazione ha sempre usato il romanticismo per porre una domanda d’identità, e qui la pone senza filtri: una donna può decidere di essere l’autrice della propria storia e non un personaggio secondario in quella di un altro? Tutto ciò che le viene offerto risponderebbe di no al posto suo. La serie la osserva mentre tiene la penna nella propria mano, e non nasconde quanto costi.

Franklin quella domanda la conosceva da dentro. Scrisse il libro da adolescente, lo vide letto come autobiografia e lo ritirò dalla circolazione, imbarazzata da quanto metteva a nudo di sé e dei suoi. Oggi il suo nome è quello del premio letterario più prestigioso d’Australia. La serie torna alla ragazza che scrisse quel testo e poi lo nascose, e questo dà al suo ritratto dell’ambizione un secondo piano: non solo un personaggio che vuole scrivere, ma un’autrice reale che lo fece e poi si spaventò di ciò che aveva rivelato.

Ciò che cambia con la serie limitata è lo spazio. Armstrong aveva cento minuti e li usò per imprimere l’immagine di Davis nella memoria del Paese. Sei ore permettono di indugiare su ciò che un film deve comprimere: la scrittura stessa, le ore solitarie, le piccole trattative quotidiane che decidono se Sybylla conserva le proprie frasi. Attorno a lei, un intero mondo coloniale: Christopher Chung è Harry Beecham, il pretendente la cui unica colpa è essere una risposta ragionevole alla domanda sbagliata; Anna Chancellor, Genevieve O’Reilly e Kate Mulvany sono le donne che hanno già firmato il patto verso cui Sybylla viene spinta.

Ecco perché una storia fissata nel 1890 non sa di imbalsamato. L’Australia torna a discutere a voce alta di chi racconti la vicenda nazionale e con quale voce, e qui la sua eroina letteraria più celebre si rifiuta di cedere la propria. Netflix colloca un romanzo australiano di epoca coloniale come prodotto di prestigio globale invece che come patrimonio locale, scommettendo che nel 2026 Sybylla si legga come una storia sul narrare se stessi.

My Brilliant Career
My Brilliant Career. Phillipa Northeast in My Brilliant Career. Cr. Ian Routledge/Netflix © 2026.

Sybylla sceglierà la frase al posto del pretendente. Ciò che la serie si rifiuta di fare è dirti come sentirti: lascia aperto se quella scelta sia un trionfo o una rinuncia, se il libro che di fatto la vediamo scrivere sia la sua vittoria o ciò che ha fatto al posto della vita che pure desiderava. Tiene insieme le due cose, il finale più onesto e più difficile da reggere.

La mia brillante carriera debutta il 13 agosto su Netflix, in sei episodi. È stata girata in Australia Meridionale, agli Adelaide Studios e tra il Barossa meridionale e il sud-est dello Stato, in quella che viene presentata come la produzione televisiva più costosa mai realizzata in quello Stato, circa diciassette milioni di dollari australiani. Liz Doran l’ha ideata e la guida come showrunner, con Sarinah Masukor e Rachael Turk, per Jungle Entertainment.

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