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Tokyo Swindlers: un thriller criminale elegante, ma discontinuo

Veronica Loop
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L’inquadratura iniziale di Tokyo Swindlers indugia su una finestra di un grattacielo: il profilo della città si riflette sul vetro come in uno specchio infranto. Un’immagine fredda, precisa e appena storta, perfetta per introdurre la serie crime di Hitoshi One, che si muove tra inganni e ambiguità morale. Tratta dal romanzo Tokyo Swindlers di Ko Shinjo, la serie segue una squadra di truffatori guidata dal personaggio di Go Ayano, impegnata a mettere a segno il colpo più ambizioso di sempre: truffare qualcuno per ottenere un immobile di pregio del valore di 10 miliardi di yen. Ne nasce un viaggio teso e stiloso, ma discontinuo, nei bassifondi di Tokyo.

Il punto di forza della serie è il cast, in particolare Etsushi Toyokawa, che interpreta un mediatore carismatico e spietato, una sorta di bussola morale della squadra — o, forse, la prova che una bussola non c’è. Veterano del cinema e della televisione giapponesi, Toyokawa affronta il ruolo con un’intensità trattenuta, rendendo il suo personaggio tanto affascinante quanto profondamente inquietante. Il rapporto con il personaggio di Go Ayano è il cuore emotivo della serie: i loro scontri per il potere e la loro alleanza precaria alimentano gran parte della tensione. Ayano, attore acclamato del cinema giapponese, offre un’interpretazione in equilibrio tra vulnerabilità e spietatezza, dando vita a un antieroe coinvolgente.

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La serie Netflix del 2024, tratta dal romanzo Tokyo Swindlers di Ko Shinjo, pubblicato nel 2019, può contare anche su un valido cast di supporto. Kazuki Kitamura, nei panni di Takeshita, offre un contrappunto concreto ai membri più eccentrici della squadra. Goto, interpretato da Pierre Taki, spicca per l’energia imprevedibile, che dà alla dinamica del gruppo una scossa quanto mai necessaria. Anche Shota Sometani, Eiko Koike e Izumi Matsuoka offrono interpretazioni solide, ma i loro ruoli restano in parte ai margini, a vantaggio di un cast dominato dagli uomini.

Il regista Hitoshi One, al lavoro con le creatrici Naoko Isaka e Takashi Kitano, costruisce una serie di grande impatto visivo, che punta sulle strade di Tokyo illuminate dai neon e sugli eleganti interni dei grattacieli. La fotografia è nitida, dominata da tonalità fredde di blu e da bianchi duri, che rafforzano i temi del distacco e della zona grigia morale. La colonna sonora di Takkyu Ishino amplifica questa atmosfera, mescolando ritmi elettronici e strumenti tradizionali giapponesi in una partitura al tempo stesso moderna e radicata nella cultura locale.

Ma Tokyo Swindlers fatica a trovare il giusto ritmo e una tonalità coerente. I primi episodi catturano l’attenzione: la squadra mette a punto la truffa elaborata e affronta i rischi di lavorare con bande rivali e funzionari corrotti. La parte centrale, però, rallenta, appesantita da piani fin troppo contorti e da lotte di potere che si ripetono. La serie soffre anche della mancanza di personaggi femminili davvero memorabili: nonostante le solide prove di Eiko Koike e Izumi Matsuoka, i loro ruoli appaiono meno sviluppati rispetto a quelli dei colleghi uomini.

Il finale è soddisfacente, ma dà l’impressione di essere affrettato. Alcuni snodi fondamentali vengono risolti troppo in fretta, mentre certe traiettorie dei personaggi — soprattutto quella di Nagai, interpretato da Shota Sometani — restano poco approfondite. Il tentativo di intrecciare il dramma personale con il crimine ad alto rischio provoca talvolta bruschi cambi di tono: dalle sequenze tese del colpo si passa all’improvviso a confronti carichi di emozione.

Dal punto di vista tematico, Tokyo Swindlers indaga il prezzo dell’ambizione e la fragilità della fiducia. Tutti i personaggi sono mossi dall’avidità, ma le loro motivazioni sono sfumate e mostrano come la disperazione e le opportunità possano confondere i confini morali. La serie si addentra anche nel lato più oscuro del mercato immobiliare di Tokyo, portando alla luce la corruzione che prospera sotto la superficie scintillante della città.

Nel confronto con altri crime drama recenti, Tokyo Swindlers se la cava bene, ma non raggiunge del tutto il livello di serie come Lupin o Money Heist. Se quelle produzioni eccellono per ritmo e sviluppo dei personaggi, Tokyo Swindlers inciampa nella parte centrale. Si distingue però per la regia elegante e le interpretazioni di spessore, soprattutto quelle di Toyokawa e Ayano.

In definitiva, Tokyo Swindlers è una visione avvincente per chi ama i crime drama complessi, anche se non è priva di difetti. È una serie che vive di tensione e inganni, ma fatica a mantenere lo slancio negli episodi finali.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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