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Bros: un road movie dal cuore grande, tra difetti e un’intesa irresistibile

Liv Altman
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La scena d’apertura di Bros (2024) dà subito il tono, con un’energia caotica e coinvolgente: due amici inseparabili, גיא (Guy) e חנן (Hanan), discutono in auto mentre sfrecciano per le strade di Gerusalemme, e le loro risate a malapena riescono a nascondere la tensione che cova sotto la superficie. Questa commedia israeliana, creata da גיא אמיר (Guy Amir) e חנן סביון (Hanan Savyon), che interpretano anche i protagonisti, segue la coppia in una rocambolesca trasferta a Cracovia per assistere a una partita di calcio, in fuga da crisi personali che li investono come uno scooter fuori controllo.

Il punto di forza del film sono le interpretazioni dei due protagonisti. Amir e Savyon hanno un’intesa innegabile, che fa da perno all’intera storia. I loro battibecchi sono brillanti, la loro amicizia ha il sapore di un legame vissuto davvero e le loro interpretazioni restituiscono autenticità all’assurdità del viaggio. Anche il cast di supporto, con אפרת באומוולד (Efrat Baumwald) nei panni dell’ex fidanzata di Guy e יניב סוויסה (Yaniv Swissa) in quelli del padre invadente di Hanan, arricchisce la narrazione con tempi comici azzeccati e momenti di autentico calore. עומר חזן (Omer Hazan) ed עידו ברטל (Ido Bartal), che interpretano i loro eccentrici compagni di viaggio, aggiungono una piacevole leggerezza, anche se alcune delle loro trovate sembrano più forzate che divertenti.

L’umorismo del film funziona al meglio quando si abbandona all’assurdità della situazione in cui si trovano Guy e Hanan. Una scena particolarmente riuscita li vede litigare davanti a una cartina in una stazione di servizio scarsamente illuminata: le loro voci risuonano nella notte mentre cercano di orientarsi, nel viaggio come nei propri sentimenti. È una piccola sintesi della loro amicizia: disordinata, rumorosa, ma, in fondo, fondata sull’affetto.

Il ritmo, però, è uno dei punti deboli di Bros. Il viaggio da Gerusalemme a Cracovia a tratti sembra sbrigativo, e snodi narrativi e sviluppi dei personaggi vengono infilati in fretta nella storia, come bagagli preparati all’ultimo minuto. Alcune scene, soprattutto quelle con i personaggi secondari, restano poco sviluppate o paiono aggiunte in un secondo momento, come se gli sceneggiatori non avessero deciso se concentrarsi sul viaggio su strada o sulla partita di calcio. Anche la coerenza dei toni è incerta: il film passa dalla comicità slapstick al dramma più sentito senza sempre riuscire a rendere fluidi questi cambi di registro.

Dal punto di vista visivo, Bros non si distingue particolarmente e ricorre spesso alla macchina da presa a mano. Una scelta che trasmette efficacemente il caos delle vite dei protagonisti, ma che non di rado sembra un espediente fine a sé stesso più che una soluzione motivata. La colonna sonora, tra pop israeliano e rock classico, dà energia al film, ma talvolta stride con il peso emotivo di alcune scene.

sul piano tematico, Bros indaga la complessità dell’amicizia maschile e, in particolare, il modo in cui gli uomini affrontano la vulnerabilità e l’intimità emotiva. Il rapporto tra Guy e Hanan è fatto di contrasti: Guy è impulsivo e immaturo sul piano emotivo, mentre Hanan ha i piedi più per terra, ma teme altrettanto di impegnarsi. Il viaggio a Cracovia diventa una metafora della loro crescita personale, anche se il film non sempre riesce a bilanciare gli elementi comici e quelli drammatici.

Rispetto ad altre recenti commedie on the road, Bros non ha la regia levigata né la scrittura serrata di film come The Hangover, o persino della hit israeliana Shtisel. Riesce però a ritagliarsi uno spazio grazie al ritratto autentico dell’amicizia maschile e alla specificità culturale dell’ambientazione. Il film potrebbe conquistare chi ama le commedie scatenate e chi è interessato a scoprire le sfumature della cultura israeliana.

שלומי אברהם (Shlomi Avraham), che interpreta l’organizzatore della partita di calcio, offre una prova di spicco e aggiunge una nota d’intrigo a una trama altrimenti lineare. Il suo personaggio unisce fascino e imprevedibilità, riuscendo a mantenere vivo l’interesse del pubblico anche nei momenti più lenti del film. L’intesa tra Avraham e i protagonisti è evidente e rende i loro scambi tra le parti più godibili della pellicola.

L’ambientazione tra Gerusalemme e Cracovia conferisce alla storia un sapore particolare. Le strade vivaci di Gerusalemme contrastano nettamente con l’atmosfera storica e in parte malinconica di Cracovia, creando uno sfondo visivamente interessante per il viaggio emotivo dei protagonisti. Il passaggio da una città all’altra, tuttavia, a tratti è gestito in modo impacciato e la narrazione finisce spesso per sembrare sconnessa nei cambi di ambientazione.

Uno degli aspetti più coinvolgenti del film è l’esplorazione dell’identità culturale e del senso di appartenenza. Il viaggio di Guy e Hanan a Cracovia li spinge a confrontarsi con la propria identità e con le aspettative che la famiglia e la società ripongono in loro. Il tema emerge con particolare forza nella scena in cui visitano una sinagoga e si ritrovano a parlare a fondo di fede, tradizione e libertà personale.

Il cast di supporto, tra cui אפרת באומוולד e יניב סוויסה, regala momenti memorabili che danno spessore alla storia. L’interpretazione di Baumwald dell’ex fidanzata di Guy è sfaccettata e offre uno scorcio del suo passato e del bagaglio emotivo che si porta dietro. Anche Swissa convince nei panni del padre di Hanan, portando sullo schermo un equilibrio di umorismo e malinconia.

Alcuni personaggi secondari, però, sono sfruttati poco. עומר חזן e עידו ברטל, che interpretano i compagni di viaggio di Guy e Hanan, hanno del potenziale, ma spesso restano confinati in ruoli unidimensionali. I loro tempi comici sono ottimi, ma ai personaggi manca la profondità necessaria per lasciare il segno.

I problemi di ritmo si avvertono soprattutto nel secondo atto. La narrazione passa da una scena a effetto all’altra senza concedere abbastanza spazio all’evoluzione dei personaggi o alla risonanza emotiva. Questa fretta penalizza alcuni dei momenti più promettenti del film e lascia il pubblico in parte distante dalle difficoltà dei protagonisti.

Nonostante i difetti, Bros propone una lettura fresca della commedia on the road. La specificità culturale e il ritratto autentico dell’amicizia maschile lo distinguono da prodotti più generici. L’umorismo è altalenante, ma quando funziona colpisce nel segno. In particolare, le interpretazioni di Amir e Savyon spiccano per autenticità e profondità emotiva, dando maggior forza al materiale.

Quanto all’originalità, Bros si fa notare per l’ambientazione e il contesto culturale peculiari. Pur attingendo ampiamente ai cliché consolidati della commedia on the road, li rielabora con un’impronta decisamente israeliana. L’esplorazione di temi come l’amicizia, l’identità e il senso di appartenenza aggiunge una profondità che lo distingue dalle commedie più superficiali.

In definitiva, Bros è una commedia divertente, benché imperfetta, che dà il meglio di sé quando si concentra sui due protagonisti. Il ritmo e la coerenza dei toni non sono sempre convincenti, ma l’autenticità delle interpretazioni e la specificità culturale fanno del film una visione che vale la pena per gli appassionati del genere.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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