Tecnologia

La Terra gira più veloce e il mondo abolisce il secondo intercalare

Susan Hill
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È finito il tempo di quel bizzarro secondo in più che, di tanto in tanto, gli orologi di tutto il mondo aggiungevano poco prima della mezzanotte. La Conferenza generale dei pesi e delle misure, l’organismo internazionale che coordina le unità di misura nel mondo, ha votato per trasformare il Tempo coordinato universale (UTC) in una scala continua, senza aggiungere né sottrarre secondi intercalari. L’UTC è l’ora su cui si sincronizzano, senza che ce ne accorgiamo, il telefono, la banca e tutti i server di Internet: cambierà dunque il riferimento su cui si basa quasi ogni sistema, anche se nessuno vedrà mai il momento in cui avverrà.

La ragione è una piccola sorpresa planetaria. I secondi intercalari furono introdotti perché la rotazione terrestre rallentava gradualmente: gli orologi atomici continuavano così ad andare avanti e, di tanto in tanto, dovevano aspettare un secondo perché il pianeta li raggiungesse. Negli ultimi anni, invece, la Terra ha accelerato. Gli esperti di rotazione terrestre consultati dalla conferenza hanno stimato che la probabilità di dover ricorrere a un secondo intercalare negativo, cioè di cancellare un secondo dall’orologio, sarebbe aumentata rapidamente, arrivando a circa una su tre nell’arco di una decina d’anni. Non è mai stato applicato un secondo intercalare negativo e la risoluzione avverte che le infrastrutture critiche sono «in larga parte impreparate» ad affrontarlo, con costi di preparazione paragonabili a quelli legati al Millennium bug.

Anche il ben più consueto secondo intercalare positivo ha una lunga storia di guasti. Un minuto normale termina alle 23:59:59 e passa direttamente alla mezzanotte. Con un secondo intercalare si inserisce invece 23:59:60, una marca temporale che molti software danno per impossibile. Quando un secondo intercalare fu aggiunto alla fine di giugno 2012, Reddit, Mozilla, Qantas e diversi siti basati su Linux segnalarono problemi. Il giorno di Capodanno del 2017, un valore nel software DNS di Cloudflare diventò negativo e il codice andò in tilt. Nel momento di massima criticità fu coinvolto circa lo 0,2% delle richieste DNS. Gli ingegneri di Cloudflare riassunsero così la causa in una sola frase: «La causa alla radice del bug che ha colpito il nostro servizio DNS era la convinzione che il tempo non potesse andare all’indietro».

Le maggiori aziende tecnologiche avevano smesso da anni di fidarsi di quel secondo in più. Google lo distribuiva nell’arco di circa 20 ore, trasformandole in secondi appena più lunghi: una tecnica chiamata “smearing”. Meta, i cui ingegneri hanno descritto in passato ogni secondo intercalare come «una delle principali fonti di problemi per chi gestisce infrastrutture hardware», lo spalma su 17 ore. Questa soluzione alternativa ha però creato a sua volta complicazioni, citate dalla conferenza nella risoluzione: ogni fornitore applica lo smearing a modo proprio, perciò durante il cambiamento i diversi sistemi non concordano sull’ora. La conferenza temeva inoltre che alcune organizzazioni abbandonassero l’UTC per passare all’ora GPS, che non ha mai previsto secondi intercalari.

Per tutti gli altri, il cambiamento dovrebbe essere invisibile. «La cosa bella è che non dobbiamo fare nulla!», ha detto a Wired Patrizia Tavella, direttrice del dipartimento del tempo dell’International Bureau of Weights and Measures (BIPM). «Basta continuare ad accumulare secondi e minuti “normali” da 60 secondi». I telefoni continueranno a sincronizzarsi come fanno oggi e lo scarto tra l’UTC e il tempo atomico puro, fermo a 37 secondi dall’ultimo aggiustamento, dovrebbe restare invariato per secoli.

Il prezzo da pagare è un lento allontanamento dal tempo solare. L’ora degli orologi non seguirà più la rotazione terrestre con uno scarto inferiore a un secondo. La conferenza consente ora che la differenza tra le due arrivi fino a un’ora: quanto basta, spiega, per mantenere l’UTC continuo per diversi secoli. Può sembrare una misura drastica, finché non si considera quanto sottolinea la stessa risoluzione: i fusi orari fanno già sì che in molti luoghi l’ora locale differisca di oltre un’ora da quella solare, e in molti Paesi l’ora legale sposta gli orologi di un’ora ogni primavera e autunno. Gli astronomi e gli operatori satellitari che hanno bisogno di conoscere l’orientamento reale della Terra ricaveranno la differenza dai dati già trasmessi dai satelliti di navigazione e dai servizi di monitoraggio della rotazione terrestre.

La soluzione non sistema ogni problema. Il codice per i secondi intercalari resterà inattivo in miliardi di dispositivi e gli operatori dell’ora di rete discutono già su come si comporteranno i software quando l’elenco ufficiale dei secondi intercalari — incluso nei dati sui fusi orari di molti sistemi Linux e con scadenza alla fine di quest’anno — non verrà più aggiornato. In base a un accordo internazionale sulle radiocomunicazioni, le stazioni che trasmettono segnali orari avranno un periodo di transizione fino al 2035 e comunque non oltre il 2040, perché le apparecchiature più vecchie non sono in grado di gestire prima uno scarto maggiore. Non è stata fissata neppure un’ora intercalare. «Per ora non parliamo di un’ora intercalare», ha detto Tavella a Wired, lasciando il problema a chi vivrà tra diversi secoli.

La votazione si è svolta durante la 28ª riunione della conferenza a Versailles, conclusasi il 15 ottobre; l’UTC continuo entrerà in vigore il 20 maggio 2027, anniversario della Convenzione del Metro del 1875 e Giornata mondiale della metrologia. Prima di allora non è previsto alcun secondo intercalare: quello aggiunto il 31 dicembre 2016, il 27º da quando il sistema è stato introdotto nel 1972, resterà quindi con ogni probabilità l’ultimo. Da quel momento gli orologi continueranno semplicemente a contare, mentre il pianeta seguirà il proprio tempo.

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