Arte

La fashion editor Daneenart Burakasikorn si scopre pittrice da Tang Contemporary a Bangkok

A Bangkok Burakasikorn, Lewis Lee e Julia Phetra Oborne raccontano un’identità sempre in traduzione, mai fissata
Lisbeth Thalberg
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Per anni il lavoro di Daneenart Burakasikorn è stato decidere come dovessero apparire gli altri. Tra le direttrici moda più note della Thailandia, ha dato forma all’identità visiva di artisti, attori e modelle. I suoi quadri fanno l’opposto. Una tela viene dipinta, raschiata, coperta e ridipinta, finché ciò che resta è meno un’immagine che il registro delle sue stesse revisioni. Questo rovesciamento, dalla superficie levigata a quella rielaborata, è la chiave più chiara di Between Memory and Becoming, la collettiva che la affianca a Lewis Lee e Julia Phetra Oborne nella sede di Bangkok di Tang Contemporary Art.

A cura di Cynthia Liu, la mostra riunisce tre pittori le cui vite hanno attraversato culture e mestieri, ma che oggi vivono e lavorano tutti in Thailandia. La sua tesi: l’identità non è un’eredità fissa, ma qualcosa che si costruisce con la memoria, la storia e i luoghi, e che si ricostruisce di continuo. Nell’annuncio la galleria descrive l’esperienza multiculturale come «un processo di traduzione continua», più che come il semplice abitare più mondi insieme.

Le tele di Burakasikorn rendono fisica quella traduzione. In What Remains 1, un olio su tela di formato allungato, un campo pallido di pittura densa e pettinata trascina grumi di segni bruni, come se un paesaggio o una scrittura fossero stati sepolti e riaffiorassero solo in parte. Secondo la biografia della galleria, si è formata in belle arti alla Monash University di Melbourne ed è direttrice di L’Officiel Thailand e Men’s Folio Thailand; la pittura, in questa lettura, è un ritorno più che un esordio.

Lewis Lee guarda invece fuori. Nato a Hong Kong, cresciuto tra la città e Shenzhen e oggi di base a Bangkok, dipinge le zone di confine del territorio in cui è cresciuto, un terreno dove la memoria familiare incontra la storia coloniale, la migrazione e una rapida trasformazione urbana. La scelta materiale decisiva è il supporto: Golden Hour è dipinto a olio su tessuto Lanna, la stoffa tessuta della Thailandia settentrionale, così un paesaggio sospeso tra ricordo e invenzione si posa, letteralmente, sul tessuto del suo paese d’adozione. Un cielo giallo, un albero piegato dal vento e una palma sopra colline a bande: surreale, ma mai solenne.

Lewis Lee painting Golden Hour, a yellow sky over a wind-bent tree, palm and rolling hills
Lewis Lee, Golden Hour, 2025, oil on Lanna textile. Image: Tang Contemporary Art Bangkok

Julia Phetra Oborne, pittrice britannico-thailandese che lavora tra Bangkok e Londra e ha studiato pittura all’Edinburgh College of Art, costruisce i suoi quadri con giardini e boschi, oggetti culturali, miti thailandesi e fiabe. Nelle tele recenti una griglia di quadrati o piastrelle si colloca dietro scene frammentate, una struttura che insieme tiene unita l’immagine e la interrompe. In Full Moon figure in velature verdi, blu e ocra si dissolvono l’una nell’altra su quel fondo piastrellato, un ricordo che si rifiuta di fissarsi in una sola scena.

Julia Phetra Oborne painting Full Moon, layered green and blue figures over a tiled grid
Julia Phetra Oborne, Full Moon, 2026, oil on canvas. Image: Tang Contemporary Art Bangkok

Ciò che i tre condividono non è uno stile ma un metodo di stratificazione: accumulo e cancellazione in Burakasikorn e Oborne, ascendenze ripiegate nel paesaggio presente in Lee. La scommessa della mostra è che un dipinto possa cogliere l’identità mentre si forma, ancora in traduzione.

Between Memory and Becoming inaugura con un ricevimento il 24 ottobre alle 16 e resta aperta fino al 6 dicembre 2026 da Tang Contemporary Art Bangkok, al secondo piano di River City Bangkok, nel quartiere di Talad Noi.

Per un’artista che ha passato una carriera a perfezionare l’aspetto degli altri, il gesto più audace in mostra potrebbe essere la scelta di lasciare la superficie irrisolta.

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