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Parasyte: The Grey, un viaggio viscerale nell’orrore corporeo e nell’angoscia esistenziale

Alice Lange
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La lama che affonda nel fianco di Jeong Su-in non è soltanto un atto di violenza: è un’invasione, l’istante in cui una creatura parassita si insinua nel suo corpo e dà il via al percorso inquietante di Parasyte: The Grey. Diretta da Yeon Sang-ho (Train to Busan), questa serie Netflix è uno spin-off live action del manga Parasyte di Hitoshi Iwaaki e non perde tempo a trascinare gli spettatori in un mondo in cui l’umanità è assediata da invasori extraterrestri capaci di mutare forma. La serie esordisce con una scossa viscerale, destinata a restare addosso ben oltre i titoli di coda.

Nel suo cuore, Parasyte: The Grey è un dramma horror fantascientifico che unisce l’orrore corporeo alla riflessione sociale. La serie segue Su-in (Jeon So-nee), un’impiegata qualunque di un supermercato, la cui vita prende una piega oscura quando un cliente ubriaco la accoltella e lei diventa l’ospite di una delle creature parassite. Al suo fianco ci sono Seol Kang-woo (Koo Kyo-hwan), un piccolo criminale che ha un conto personale da regolare con i parassiti, e Choi Jun-kyung (Lee Jung-hyun), a capo della Grey Team, un’unità speciale di polizia incaricata di contrastare la minaccia crescente.

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Yeon Sang-ho porta nella serie la tensione che contraddistingue il suo cinema e costruisce scene tanto claustrofobiche quanto suggestive sul piano visivo. Il design dei parassiti, in particolare, merita attenzione: la loro capacità di contorcere la testa fino a darle forme grottesche aggiunge un ulteriore livello di angoscia a ogni incontro. Una sequenza particolarmente riuscita è ambientata in una chiesa isolata, dove Su-in e Kang-woo cercano di sfuggire a un gruppo di creature parassite. I primi piani serrati e il sound design inquietante creano una paranoia paralizzante, cifra distintiva della regia di Yeon.

Le interpretazioni sono un altro punto di forza. Jeon So-nee offre un ritratto sfaccettato di Su-in, cogliendone sia la vulnerabilità sia la forza crescente mentre affronta la sua nuova esistenza. Koo Kyo-hwan è altrettanto convincente nei panni di Kang-woo: la sua recitazione, ruvida e intensa, ancora sul piano emotivo gli elementi più fantastici. Brilla anche Lee Jung-hyun nel ruolo di Jun-kyung, anche se l’arco del suo personaggio sembra affrettato a causa della brevità della serie.

Il rapporto tra Su-in e Kang-woo è uno degli elementi più riusciti della serie. Il loro legame nasce dalla reciproca diffidenza e dalla necessità, ma si trasforma in qualcosa di più complesso mentre combattono sia contro i parassiti sia contro la Grey Team. Le scene che li vedono insieme sono tra le più coinvolgenti, perché lasciano intravedere il trauma che condividono e la loro capacità di resistere.

Parasyte: The Grey, però, non è priva di difetti. Il ritmo è disomogeneo, soprattutto nella struttura in sei episodi, che fatica a trovare un equilibrio tra costruzione del mondo, sviluppo dei personaggi e azione. Alcuni passaggi della trama sembrano sbrigativi o poco approfonditi, in particolare la storia del marito di Jun-kyung, uno dei primi parassiti. Lee Jung-hyun offre un’interpretazione convincente, ma l’arco del suo personaggio si interrompe bruscamente per via della brevità della serie.

La serie soffre anche di bruschi cambi di tono. Passa dall’orrore corporeo all’azione e al dramma, senza sempre riuscire a trovare una direzione coerente. I dilemmi morali sollevati dai parassiti sono interessanti, ma non vengono esplorati fino in fondo. L’idea, per esempio, che Su-in condivida il proprio corpo con un parassita di nome Heidi (un richiamo a Jekyll and Hyde) è affascinante, ma il loro rapporto resta poco sviluppato, sacrificato in favore di scene più orientate all’azione.

Uno degli aspetti più intriganti di Parasyte: The Grey è il modo in cui affronta temi come l’identità, la convivenza e il confine sfumato tra essere umano e mostro. La lotta di Su-in con la sua nuova esistenza pone domande stimolanti su cosa significhi essere umani. Eppure, questi temi sono spesso messi in ombra da una trama incentrata sull’azione, lasciando lo spettatore desideroso di maggiore profondità.

I paragoni con altre serie horror fantascientifiche come Hellbound o Sweet Home sono inevitabili, ma Parasyte: The Grey si ritaglia uno spazio tutto suo grazie alla combinazione originale di orrore corporeo e riflessione sociale. È una serie che saprà conquistare sia chi apprezza i lavori precedenti di Yeon Sang-ho sia chi ama le storie moralmente complesse e gli spaventi viscerali.

In definitiva, Parasyte: The Grey è un’aggiunta solida al genere horror fantascientifico. A sostenerla sono interpretazioni efficaci, in particolare quelle di Jeon So-nee e Koo Kyo-hwan, e la capacità di Yeon Sang-ho di creare sequenze tese e cariche d’atmosfera.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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