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I consigli contraddittori di Chu: una commedia sul sesso che inciampa nella vita reale

Veronica Loop
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La scena iniziale di Let’s Talk About CHU ci catapulta subito nel tono schietto della serie: Chu Ai (Chan Tzu-hsuan), vlogger part-time, parla apertamente di sesso davanti alla telecamera, con sicurezza e senza filtri. Ma lontano dai riflettori, nella vita privata, si impappina proprio sugli stessi temi: una contraddizione che diventa il fulcro della serie. Il contrasto incuriosisce, ma pone anche qualche problema, riassumendo bene pregi e limiti dello show.

Creata da Wu Mei-chih, la serie è un dramma familiare travestito da commedia sul sesso e segue Chu Ai alle prese con relazioni che vanno ben oltre la dimensione fisica. La premessa è semplice: di giorno Ai gestisce un vlog di educazione sessuale, ma nella vita reale fatica a mettere in pratica i propri consigli. È in questa doppia dimensione che la serie trova la sua strada, esplorando il desiderio, la scoperta di sé e le complessità dei rapporti contemporanei.

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Il cast corale è il punto di forza della serie. Chan Tzu-hsuan offre un’interpretazione capace di alternare vulnerabilità e ironia, rendendo Chu Ai una protagonista convincente. La sua intesa con Kai Ko, che interpreta Ping-ke, il suo amico di letto, è elettrica e dà vita a momenti di autentica comicità e tensione. La loro dinamica è sfumata e restituisce bene il tira e molla di un rapporto fondato sull’intimità fisica, ma privo di profondità emotiva.

La famiglia Chu è l’asse portante della narrazione: ciascun membro si confronta con desideri e aspettative personali. L’interpretazione di Kimi Hsia nei panni di Chu Wei, la sorella di Ai, colpisce per la sua discreta intensità. Il tentativo di Wei di fare i conti con l’intimità coniugale ormai in declino, insieme al marito (Umin Boya), aggiunge alla serie una nota di profondità emotiva. Le scene tra Hsia e Umin Boya sono particolarmente efficaci nel cogliere le sfumature di una relazione messa alla prova dalla differenza d’età e da aspettative divergenti.

L’interpretazione di Wu Chien-ho nei panni di A-yu, direttore di un casinò dalla moralità ambigua, aggiunge un ulteriore livello di complessità. Il suo personaggio fa da contraltare alle idee progressiste di Ai e incarna il confronto tra valori tradizionali e moderni che la serie mette in scena. Miao Ke-li, nel ruolo della madre conservatrice di Ai, offre un necessario punto di vista alternativo nelle dinamiche familiari. Lo scontro tra le convinzioni tradizionali della madre e l’apertura mentale di Ai dà vita ad alcuni dei momenti più coinvolgenti della serie.

Il modo in cui la serie esplora sesso e amore è attuale e al tempo stesso senza tempo: parla a un pubblico cresciuto in un’epoca di apertura digitale, che continua però a fare i conti con la complessità dei legami umani. Il vlog di Chu Ai diventa una metafora della condizione contemporanea: possiamo parlare di sesso senza imbarazzo, ma comprenderlo resta difficile.

La regia di Huang Jie-yu è nel complesso efficace, soprattutto nei momenti più intimi della serie. La fotografia ha spesso un’impronta naturalistica, con riprese a mano e primi piani che mettono in risalto la spontaneità delle interpretazioni. Il ritmo, però, a tratti è discontinuo: alcuni episodi liquidano in fretta i passaggi emotivi, mentre altri si soffermano troppo a lungo su sottotrame che non portano a nulla.

La comicità, spesso tagliente, ogni tanto scivola nell’imbarazzo, soprattutto nelle scene che coinvolgono il padre di Ai. Farlo sedere su uno sgabello al tavolo da pranzo dovrebbe essere divertente, ma finisce per sembrare una trovata forzata. Questi momenti spezzano l’equilibrio dei toni e rendono difficile partecipare fino in fondo alla posta emotiva della storia.

Il sound design e la colonna sonora, che include il brano di apertura “Redbreast” di JUD, amplificano i passaggi emotivi della serie. L’integrazione delle musiche, tuttavia, avrebbe potuto essere più fluida: alcuni interventi musicali sembrano ripetersi troppo spesso e finiscono per distrarre invece di sostenere il dramma.

In definitiva, Let’s Talk About CHU è un’esplorazione imperfetta ma coinvolgente del desiderio e della scoperta di sé. La serie saprà parlare soprattutto a chi apprezza le dinamiche familiari complesse ed è disposto a chiudere un occhio sulle sue discontinuità tonali. I suoi punti di forza sono le interpretazioni e la volontà di affrontare con franchezza temi tabù.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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