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Baby Bandito: una rapina che perde la bussola

Veronica Loop
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La rapina iniziale di Baby Bandito è una lezione di tensione: Kevin (Nicolás Contreras), uno skater che ha qualcosa da dimostrare, guida la sua banda in un colpo pianificato nei minimi dettagli, tanto adrenalinico quanto rischioso. La fotografia è incisiva, il montaggio serrato e, per un breve momento, sembra che questa serie cilena di Netflix possa reinventare il genere delle rapine. Ma invece di imboccare una strada nuova e imprevedibile, Baby Bandito finisce per ricadere in territori già battuti.

Creata da Julio Jorquera e scritta da Diego Muñoz, con i dialoghi aggiuntivi di Juan Andrés Rivera, Luis Pérez García e Valeria Hofmann, la serie cerca di ritagliarsi uno spazio concentrandosi su antieroi millennial le cui vite sono legate ai social media tanto quanto al crimine. La premessa è intrigante: dopo aver messo a segno la più grande rapina della storia del Cile, Kevin e la sua banda devono fare i conti con le conseguenze, sia nei rapporti con le forze dell’ordine sia tra loro. Ma la realizzazione appare spesso confusa, divisa tra la voglia di innovare e il rispetto delle convenzioni del genere.

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La serie ha debuttato su Netflix nel gennaio 2024, diretta da un trio di registi di talento: Julio Jorquera Arriagada, Fernando Guzzoni e Pepa San Martín. La produzione è di alto livello e le riprese, realizzate tra il Cile e l’Italia, conferiscono alla storia un tocco di autenticità. La struttura narrativa, tuttavia, appare spesso frammentaria e sacrifica la chiarezza in favore dello stile. Lo si nota soprattutto nel racconto non lineare che, dopo aver suscitato inizialmente curiosità, diventa via via più confuso con il procedere della stagione.

Nicolás Contreras offre un’interpretazione convincente di Kevin, un giovane spericolato il cui amore per Génesis (Francisca Armstrong) rischia di mandare all’aria i piani accuratamente preparati dalla banda. Il modo in cui restituisce l’impulsività e la fragilità di Kevin è sfumato, e dà vita a un protagonista imperfetto ma in cui è facile riconoscersi. Francisca Armstrong dona spessore a Génesis, un personaggio che è al tempo stesso interesse amoroso e motore del conflitto centrale della storia.

Pablo Macaya si distingue nel ruolo di Pantera, la bussola morale del gruppo. La sua interpretazione è misurata e autentica, e bilancia la sconsideratezza di Kevin. Carmen Zabala brilla nei panni di Mística, la mente tecnologica della banda. Il suo personaggio è ben scritto e offre un punto di vista nuovo sulle storie di rapina, spesso dominate da figure maschili.

Lukas Vergara alleggerisce i toni nel ruolo di Panda: il suo tempismo comico regala momenti di sollievo preziosi in una storia altrimenti tesa. Alcuni personaggi secondari, però, non sono sfruttati a dovere. El Carnicero, interpretato da Mauricio Pesutic, per esempio, avrebbe tutte le carte in regola per essere un antagonista temibile, ma viene spesso ridotto a tratti marcati e cliché.

I momenti più riusciti della serie sono quelli in cui esplora la lealtà e il tradimento all’interno della banda. Il contrasto tra l’impulsività di Kevin e il pragmatismo di Pantera dà vita a diverse scene avvincenti. Spicca un inseguimento ad alta velocità per le strade di Santiago, in cui la macchina da presa è particolarmente dinamica e riesce a catturare tanto il caos quanto la bellezza della città.

Baby Bandito inciampa, però, quando si attiene troppo fedelmente ai cliché del genere delle rapine. L’inserimento dei social media nella trama appare a tratti forzato e aggiunge poco alla caratterizzazione dei personaggi o alle loro motivazioni. Alcuni episodi risultano frammentari e sacrificano il ritmo in favore di montaggi appariscenti e spiegazioni superflue. Il racconto non lineare, inizialmente intrigante, diventa via via più confuso con il procedere della stagione.

I personaggi femminili, in particolare Génesis e Mística, sono ben delineati, ma a volte finiscono in secondo piano rispetto a una narrazione incentrata sugli uomini. È un’occasione mancata, perché i loro punti di vista avrebbero potuto dare maggiore profondità alla storia. Anche il tentativo della serie di fondere commento sociale e adrenalina da rapina risulta spesso poco equilibrato, con passaggi che faticano a trovare coerenza.

Baby Bandito offre momenti brillanti, ma alla fine resta frenata dalle sue stesse ambizioni. Le interpretazioni sono solide, soprattutto quelle di Contreras e Macaya, e la regia colpisce sul piano visivo. La struttura narrativa e il ricorso alle convenzioni del genere, tuttavia, le impediscono di esprimere appieno il proprio potenziale.

La serie potrebbe piacere agli appassionati di thriller di rapina che amano i personaggi complessi e le storie ad alta tensione. Chi cerca una rilettura originale del genere, invece, potrebbe restare deluso da Baby Bandito. I suoi punti di forza sono le interpretazioni e alcune singole scene, ma nel complesso manca coesione.

In conclusione, Baby Bandito è un’aggiunta godibile, seppur imperfetta, al genere delle rapine. Non mancano momenti brillanti, soprattutto nelle interpretazioni e nella regia, ma la struttura narrativa e l’adesione ai cliché le impediscono di raggiungere il pieno potenziale.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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