Matthew Hardy: Il peggior cyberstalker della Gran Bretagna sfugge alla giustizia da anni

Matthew Hardy: Britain's Worst Cyberstalker Evading Justice for Years
Penelope H. Fritz
Penelope H. Fritz

Il cyberstalking è una preoccupazione crescente nell’era digitale di oggi e un caso che ha sconvolto la nazione è stato quello di Matthew Hardy, il peggior cyberstalker della Gran Bretagna. Per oltre un decennio, Hardy ha terrorizzato innumerevoli donne, lasciando dietro di sé una scia di devastazione. Nonostante fosse noto alla polizia e fosse stato perseguito più volte, ci è voluto un tempo incredibilmente lungo perché fosse assicurato alla giustizia. In questo articolo approfondiamo l’agghiacciante storia di Matthew Hardy, esaminando come sia riuscito a eludere la legge per così tanto tempo e l’impatto che ha avuto sulla vita delle sue vittime.

Gli inizi del cyberstalking

Il regno del terrore di Hardy è iniziato a metà degli anni 2000, quando i social media erano ancora agli albori. Prendeva di mira le sue compagne di classe e le ragazze delle scuole vicine, infiltrandosi nelle loro vite attraverso piattaforme come Facebook. Le molestie iniziavano in modo abbastanza innocente, con messaggi anonimi che affermavano di avere segreti sulla vita delle vittime. Tuttavia, si è rapidamente trasformato in un incubo fatto di pedinamenti, minacce e manipolazioni senza sosta.

Le tattiche di un cyberstalker

Il modus operandi di Hardy era metodico e calcolato. Creava falsi account sui social media, fingendo di essere la vittima o qualcuno a lei vicino. Utilizzava questi account per diffondere bugie, intrattenere conversazioni sessualmente esplicite e persino inviare fotografie intime rubate alle vittime. Seguono messaggi anonimi e telefonate incessanti, che lasciano le vittime in un costante stato di paura e ansia. Alcune vittime hanno fatto ricorso a misure estreme, dormendo con le armi al fianco, temendo per la propria sicurezza.

“Le conversazioni iniziavano sempre allo stesso modo. Una donna riceveva un messaggio da un utente dei social media. Il messaggio diceva: ‘Posso rivelarti un segreto? Il messaggero spesso, ma non sempre, si presentava come una giovane donna amichevole, condendo la conversazione con parole come ‘hun’ e concludendo con un bacio”.

The Guardian

L’impatto devastante sulle vittime

Il tributo psicologico del cyberstalking di Hardy non può essere sopravvalutato. Le vittime hanno perso amici, familiari, relazioni e opportunità professionali. A molte di loro sono state diagnosticate depressione e ansia e hanno dovuto assumere farmaci per superare il trauma. Una vittima ha persino dormito con una mazza da baseball in mano, vivendo costantemente nella paura. L’entità dei danni causati dalle azioni di Hardy è incommensurabile.

L’entità del problema

La vera portata del cyberstalking di Matthew Hardy potrebbe non essere mai del tutto nota. Il Guardian ha parlato direttamente con 10 sopravvissute, ognuna delle quali era a conoscenza di molte altre donne vittime delle incessanti molestie di Hardy. L’agente Kevin Anderson del Cheshire constabulary, uno degli ufficiali investigativi, ritiene che le vittime potrebbero essere centinaia. Il numero di persone colpite dalle azioni di Hardy è impressionante.

La lotta delle forze dell’ordine per fermare Hardy

Nonostante fosse un noto criminale, Hardy è riuscito a sfuggire alla giustizia per un tempo sorprendentemente lungo. La sola polizia del Cheshire è stata contattata oltre 100 volte da 62 vittime in un periodo di 11 anni. Hardy è stato arrestato 10 volte, ma la polizia e il Crown Prosecution Service (CPS) sembravano incapaci di porre fine al suo regno del terrore.

Il fallimento dell’intervento precoce

I crimini di Hardy sono stati portati all’attenzione della polizia fin dall’inizio, ma la loro risposta è stata insufficiente. Le vittime hanno denunciato le sue azioni, fornito prove e persino ottenuto ordini restrittivi contro di lui. Tuttavia, l’incapacità della polizia di affrontare efficacemente il problema ha permesso ad Hardy di continuare senza sosta il suo giro di cyberstalking.

Una svolta per le vittime

Nel dicembre 2019, l’agente Kevin Anderson si è occupato del caso di Hardy. Scavando nei sistemi interni del Cheshire constabulary, ha scoperto oltre 100 registri relativi a Hardy e a 62 vittime. Riconoscendo la gravità della situazione, Anderson ha deciso di consegnare Hardy alla giustizia. Ha contattato altre vittime, ha raccolto prove e ha costruito un caso solido contro il cyberstalker.

“Quello che mi ha colpito del caso di Lia è stato il modo in cui si è comportata. Hardy mi aveva detto che screenshottare i suoi messaggi era inutile. Parlare con la polizia era inutile. Diceva che non avrei mai scoperto chi era o cosa sapeva. Ma lei la pensava diversamente. Il suo dossier indicizzato era lungo ben 700 pagine e numerato dagli account di Hardy sui social media”.

PC Kevin Anderson

Il lungo cammino verso la giustizia

Nel gennaio 2022, Matthew Hardy è stato condannato a nove anni di carcere per cinque capi d’accusa di stalking. Si ritiene che questa sentenza sia la più lunga mai emessa da un tribunale britannico per un reato di stalking. Sebbene questo abbia portato un po’ di sollievo alle vittime, rimangono ancora delle domande sul perché ci sia voluto così tanto tempo prima che Hardy fosse chiamato a rispondere delle sue azioni.

Profilazione psicologica di Hardy

Melanie, un’ex compagna di classe di Hardy, ritiene che la sua follia di cyberstalking sia stata alimentata dalle sue esperienze travagliate a scuola. Vessato e isolato, Hardy sembrava nutrire risentimento nei confronti delle ragazze che lo respingevano. Questo profilo psicologico fa luce sulle motivazioni alla base delle sue azioni, anche se non le giustifica.

L’impatto sulla vita delle vittime

Le conseguenze del cyberstalking di Hardy sono andate ben oltre la durata delle sue molestie. Le vittime continuano a confrontarsi con le cicatrici emotive, vivendo costantemente nella paura e nella paranoia. Le relazioni sono state distrutte, le carriere interrotte e il benessere personale gravemente compromesso. La strada verso la guarigione per questi coraggiosi sopravvissuti è lunga e faticosa.

Il problema più ampio dello stalking

Il caso di Matthew Hardy evidenzia il problema più ampio dello stalking e le sfide che le forze dell’ordine devono affrontare. In tutta l’Inghilterra e il Galles, la polizia non riesce a sporgere denuncia contro gli stalker, con solo l’11% delle denunce che sfociano in un’accusa. Anche quando le accuse vengono formulate, i tassi di condanna sono abissali, con appena lo 0,1% dei casi che si concludono con una condanna. L’incapacità di affrontare efficacemente il problema dello stalking espone le vittime a ulteriori rischi e perpetua un ciclo di abusi.

La necessità di un cambiamento

Per combattere la crescente ondata di cyberstalking e di stalking in generale, c’è un’urgente necessità di cambiamento. La creazione di una task force nazionale che esamini i bassi tassi di condanna e i programmi di intervento contro lo stalking tra più agenzie potrebbe fornire un sostegno indispensabile sia alle vittime che alle forze dell’ordine. È fondamentale che lo stalking venga preso sul serio fin dall’inizio per prevenire ulteriori danni e garantire la sicurezza delle potenziali vittime.

Il regno di Matthew Hardy come peggior cyberstalker della Gran Bretagna è terminato con la condanna e la sentenza. Tuttavia, le cicatrici che ha lasciato nelle sue vittime richiederanno una vita intera per essere rimarginate. Questo caso ci ricorda l’impatto che il cyberstalking può avere e l’urgente necessità di misure migliori per combattere questa forma di molestie. Solo lavorando insieme possiamo creare un ambiente online più sicuro per tutti.

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