Cinema

Unfrosted: il fascino nostalgico oscurato da una narrazione disarticolata

Unfrosted: storia di uno snack americano è un film diretto da Jerry Seinfeld con protagonisti Jerry Seinfeld, Melissa McCarthy e James Marsden.
Martin Cid
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La scena al bancone della tavola calda in Unfrosted stabilisce alla perfezione il tono del film: un ragazzino accasciato sui suoi Pop-Tarts, mentre Bob Cabana, interpretato da Jerry Seinfeld, si china verso di lui per raccontargli la rocambolesca storia della loro invenzione. È un momento che ha tutto il sapore di Seinfeld: consapevole di sé, leggermente assurdo e intriso di nostalgia. Ma ciò che segue fatica a mantenere le promesse di un’idea di partenza così promettente.

Unfrosted segna il debutto alla regia di Seinfeld: una rivisitazione piuttosto libera delle origini dei Pop-Tarts, incorniciata da una commedia ambientata nel mondo aziendale. Il film schiera un cast corale che comprende Seinfeld, Melissa McCarthy, Jim Gaffigan, Hugh Grant e Amy Schumer. È un’impresa ambiziosa per un regista esordiente e, sebbene non manchino momenti di autentica brillantezza, alla fine il film sembra una raccolta di idee che non riescono mai del tutto a fondersi in qualcosa di più compiuto.

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Il punto di forza del film è la dedizione con cui porta avanti il proprio gioco comico: l’idea di una battaglia aziendale senza esclusione di colpi per una merendina da colazione è di per sé assurda, e Seinfeld la abbraccia con entusiasmo. Il cast corale porta energia sullo schermo, anche se a volte la sceneggiatura sembra sforzarsi troppo per strappare una risata. Melissa McCarthy, nei panni di Donna «Stan» Stankowski, ruba la scena ogni volta che appare; la sua intesa con Jim Gaffigan, che interpreta Edsel Kellogg III, dà alla rivalità aziendale una scintilla di autenticità di cui si sentiva il bisogno. Hugh Grant, nel ruolo di Thurl Ravenscroft — sì, proprio la voce di Tony la Tigre — offre una prova memorabile: la sua solennità shakespeariana si scontra in modo delizioso con il mondo delle mascotte dei cereali.

Ma Unfrosted non è privo di difetti. Il ritmo è irregolare e in alcuni punti la trama si arena, mentre cerca di tenere insieme troppe sottotrame: il cartello del latte, lo sciopero delle mascotte dei cereali e la crisi dello zucchero della Guerra fredda si contendono tutti spazio sullo schermo. L’umorismo spesso è un terno al lotto e si affida troppo alla comicità più grossolana, anziché all’acuto spirito d’osservazione che ha reso un classico la serie televisiva di Seinfeld. E se il cast è talentuoso, alcune interpretazioni — come la Marjorie Post tutta d’un pezzo di Amy Schumer — risultano poco sviluppate.

Lo stile visivo del film è curato, ma poco incisivo, mentre la colonna sonora di Christophe Beck aggiunge una nota giocosa senza però lasciare il segno. La fotografia è funzionale, ma sono pochi gli inquadramenti o le sequenze capaci di restare impressi nella memoria. La regia di Seinfeld è competente, ma le manca quella voce distintiva che fa davvero decollare le grandi commedie. A tratti il film sembra un pastiche di opere migliori — The Social Network incontra Office Space, con una spruzzata di Dr. Strangelove — senza però trovare mai una propria identità.

È nella narrazione che Unfrosted mostra le sue maggiori debolezze. Il film vuole fare troppe cose e, così facendo, finisce per disperdere le proprie energie. I cameo di personaggi storici — JFK e Nikita Krusciov — aggiungono una profondità inattesa, ma al tempo stesso sviano il racconto. La sottotrama della crisi dello zucchero durante la Guerra fredda, pur divertente, sembra appiccicata al resto, quasi che gli autori non sapessero decidere se realizzare una satira aziendale o un thriller politico. Ne risulta un film che non si abbandona mai del tutto alla propria premessa e lascia lo spettatore alla deriva in un mare di idee poco cotte.

Anche i temi del film sono altrettanto confusi. Da una parte, Unfrosted celebra l’innovazione e lo spirito imprenditoriale: la ricerca di Bob Cabana della merendina perfetta per la colazione ne è una testimonianza. Dall’altra, però, il film critica l’avidità delle aziende e la spietata rincorsa al profitto, usando il cartello del latte come rappresentazione del capitalismo senza freni. Sono temi interessanti, ma non vengono mai approfonditi davvero. Restano piuttosto un semplice fondale, lì per dare una parvenza di sostanza a un film che, in definitiva, è molto sciocco.

Unfrosted cerca di fare troppo e, alla fine, non è all’altezza delle proprie ambizioni. È una commedia divertente, seppur imperfetta, con momenti di autentica brillantezza, ma le mancano la coerenza e l’amalgama necessarie per brillare davvero. Il cast corale porta energia e fascino, ma sceneggiatura e regia non riescono a tenere il passo. Il risultato è un’occasione mancata: la possibilità per Jerry Seinfeld di dimostrare il proprio valore dietro la macchina da presa, che finisce per restare inesaudita.

In definitiva, Unfrosted probabilmente piacerà ai fan di Seinfeld e agli appassionati di commedie, ma non è un film destinato a lasciare il segno. Divertente mentre lo si guarda, è anche facile da dimenticare: un peccato, considerando il talento del cast e l’originalità della premessa.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

  • Kue Lawrence — Bobby Cabana

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