Cinema

In the Land of Saints and Sinners: la tormentata redenzione di Liam Neeson

Molly Se-kyung
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Le strade di Glencolmcille, bagnate dalla pioggia, brillano sotto la luce fioca di un lampione tremolante mentre Finbar Murphy (Liam Neeson) avanza a passo misurato, con l’ombra che si allunga sui ciottoli. Questa immagine iniziale di «In the Land of Saints and Sinners» di Robert Lorenz dà il tono a un film che racconta tanto la bellezza malinconica della costa irlandese quanto i peccati oscuri dei suoi personaggi. È il secondo film che vede Neeson collaborare con Lorenz, dopo «The Marksman». Un avvincente thriller d’azione che esplora redenzione e violenza sullo sfondo storico dei Troubles irlandesi.

Nel suo nucleo, «In the Land of Saints and Sinners» è uno studio del personaggio di Finbar Murphy, un ex sicario che cerca di lasciarsi alle spalle il proprio passato violento. Neeson porta nel ruolo la sua consueta intensità e fa di Finbar un uomo animato da una silenziosa disperazione, rendendone avvincente il percorso. La scena in cui seppellisce Curtis in una radura nel bosco colpisce in modo particolare e mostra la capacità di Neeson di esprimere un profondo tumulto interiore con lievi movimenti del volto e una gestualità misurata. La sua interpretazione è attraversata dalla stanchezza, come se ogni passo portasse con sé il peso delle azioni compiute.

Uscito nel 2024, il film vanta anche un cast di supporto altrettanto notevole. Kerry Condon offre un’interpretazione agghiacciante nei panni di Doireann McCann, una bombarola dell’IRA mossa da una convinzione fanatica. Le scene con Neeson sono cariche di elettricità, attraversate da una tensione palpabile e da un costante senso di pericolo. Ciarán Hinds, Jack Gleeson, Colm Meaney e Sarah Greene contribuiscono tutti con interpretazioni memorabili, che arricchiscono l’esplorazione della moralità e della violenza al centro del film.

La regia di Lorenz si distingue per la forza della narrazione visiva. La fotografia restituisce la bellezza selvaggia del Donegal, alternando ampie inquadrature del paesaggio costiero ai cupi sottintesi di violenza e degrado morale che attraversano la storia. Il gioco di luci e ombre è particolarmente efficace e mette in risalto la duplicità dei personaggi e del mondo che li circonda. La baracca fatiscente in cui si nascondono i bombaroli dell’IRA, per esempio, è immersa in una luce fioca che sottolinea la miseria e la disperazione della loro condizione.

L’esplorazione di temi come la redenzione, il senso di colpa e il prezzo psicologico della violenza è coinvolgente. La lotta di Finbar Murphy per espiare le proprie colpe costituisce uno dei fili narrativi centrali e porta avanti la storia. Il confronto con Curtis June (Desmond Eastwood) nei boschi avvolti dalla nebbia è un momento cruciale, che racchiude il conflitto di fondo del film: la ricerca della redenzione in una terra segnata dal peccato.

La storia, tuttavia, perde incisività per la sua prevedibilità. L’esito della trama sembra inevitabile e, se da un lato questa semplicità ha un certo fascino, dall’altro rende facile intuire come andrà a finire. A tratti il ritmo rallenta, soprattutto nelle scene dedicate alla squadra di bombaroli dell’IRA, che sembrano scollegate dal percorso personale di Finbar. L’originalità del film risiede più nell’ambientazione e nei temi che nella struttura narrativa. La storia indaga il prezzo psicologico della violenza per gli individui e le comunità e scava nelle dimensioni emotive dei personaggi. A volte, però, questi spunti filosofici passano in secondo piano rispetto alle sequenze d’azione che, pur ben coreografate, non raggiungono la tensione e la suspense capaci di elevare film analoghi.

I punti di forza del film sono le interpretazioni e la regia, mentre i limiti emergono nel ritmo e nella prevedibilità della trama. «In the Land of Saints and Sinners» è un solido esempio di thriller d’azione, sostenuto da ottime interpretazioni e da una fotografia di grande impatto. Si rivolge a chi apprezza le storie incentrate sui personaggi e ambientate sullo sfondo di un conflitto storico. L’indagine sulla redenzione e sulle conseguenze psicologiche della violenza saprà coinvolgere chi ama il cinema capace di far riflettere.

Nel confronto con altri film dello stesso genere, «In the Land of Saints and Sinners» si distingue per l’ambientazione e i temi peculiari. Non raggiunge forse le vette di «The Killer» (2023), diretto da David Fincher e valutato 6,8/10 da MCM, ma si ritaglia uno spazio tutto suo esplorando la storia e la cultura irlandesi. La fotografia e le interpretazioni ricordano «The Banshees of Inisherin» (2022), un altro film irlandese che indaga le complessità della natura umana.

In conclusione, «In the Land of Saints and Sinners» è un thriller d’azione avvincente, che trae forza da interpretazioni solide e da una fotografia di grande impatto. Affronta i temi della redenzione e delle conseguenze psicologiche della violenza in modo stimolante e capace di far riflettere.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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