Documentari

Sayuri Herrera: la procuratrice

Quattro donne assassinate in Messico, un procuratore generale arrestato per aver falsificato la causa del decesso e una magistrata che ha processato lo Stato dall'interno
Veronica Loop

Sayuri Herrera non aveva mai lavorato dentro le istituzioni. Aveva lavorato contro di esse. Aveva rappresentato famiglie dei desaparecidos di Ayotzinapa, vittime di tortura, studentesse le cui denunce per violenza sessuale erano scomparse negli archivi burocratici. Conosceva il meccanismo da una prospettiva precisa: quella di chi lo subisce. Quando il 8 marzo 2020 fu nominata prima titolare della Fiscalía de Investigación del Delito de Feminicidio della Ciudad de México, portò quella conoscenza dentro la macchina stessa. La serie documentaria Sayuri Herrera: la procuratrice documenta i cinque anni che seguirono.

Non si tratta di un documentario sui colpevoli. I crimini al suo centro — quattro femminicidi che scossero l’opinione pubblica messicana tra il 2020 e il 2025 — non sono enigmi da risolvere in chiave thriller. Sono casi in cui la violenza era visibile, documentata, in alcuni casi filmata. La resistenza non era nell’oscurità del crimine: era nella struttura istituzionale che si frapponeva tra quel crimine e la sua qualificazione giuridica. La serie pone una domanda che un pubblico italiano ha già imparato a formulare in modo preciso: che cosa fa il sistema quando non vuole chiamare la violenza con il suo nome?

Chi ha seguito in Italia le vicende processuali più recenti in materia di femminicidio sa che questa domanda non è retorica. Nel caso di Giulia Cecchettin, la Corte d’Assise di Venezia, pur condannando all’ergastolo il responsabile Filippo Turetta per omicidio premeditato, ha escluso le aggravanti della crudeltà e dello stalking — una decisione che ha spinto la Procura stessa a fare appello, ritenendo che quelle aggravanti fossero dimostrate. Il fenomeno della vittimizzazione istituzionale, in cui la vittima viene trasformata in corresponsabile della violenza subita, è così diffuso nelle aule di giustizia italiane da aver necessitato di una norma ad hoc prevista dall’articolo 18 della Convenzione di Istanbul per tentare di arginarlo. In Messico, la stessa distorsione opera a un livello ancora più radicale: non solo nella qualificazione del reato, ma nella determinazione medico-legale della causa di morte.

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Ulteriori informazioni

Il caso di Ariadna Fernanda è il fulcro forense della docuserie. La 27enne fu ritrovata senza vita il 31 ottobre 2022 sulla strada La Pera-Cuautla, nello stato di Morelos. L’istituto medico-legale di quello stato stabilì come causa del decesso la broncoaspirazione da eccessiva assunzione di alcool. La Fiscalía della Ciudad de México aprì un’indagine parallela, eseguì una seconda autopsia e concluse che la causa reale era il trauma multiplo. Immagini di videosorveglianza mostravano l’imputato, Rautel “N”, portare la vittima incosciente fuori dal suo appartamento verso un veicolo. L’analisi delle comunicazioni digitali lo collocava in contatto telefonico con il territorio di Morelos prima ancora che il cadavere venisse scoperto. Il procuratore generale dello stato di Morelos, Uriel Carmona, fu arrestato dalla magistratura capitalina per dichiarazioni false e per presunti legami con il sospettato. Un procuratore messicano aveva arrestato un procuratore generale di un altro stato per connivenza in un femminicidio.

Yrma Lydya Gamboa aveva 21 anni ed era cantante di boleros e di musica regionale messicana. La sera del 23 giugno 2022 il marito, l’avvocato 79enne Jesús Hernández Alcocer, le sparò tre volte in una sala privata del ristorante Suntory della Colonia Del Valle, a Città del Messico, davanti a testimoni. L’uomo fu fermato sul posto. Morì in custodia cautelare quattro mesi dopo, per un ictus cerebrale, prima che il processo si concludesse. L’arma del delitto uscì dal ristorante nelle mani di un complice che rimase irreperibile per tre anni, inseguito dalle telecamere per diversi isolati del quartiere prima di scomparire nel nulla. La ricompensa per informazioni sulla sua cattura fu fissata a 500.000 pesos. Fu arrestato solo nell’ottobre 2025, a tre anni dal crimine, e il mese successivo fu formalmente incriminato per femminicidio.

La studentessa di odontoiatria Karen Itzel è il quarto caso al centro della serie. Sua madre sostenne fin dall’inizio che l’omicidio non poteva essere opera di un solo individuo — un’ipotesi che le strutture investigative tendevano a escludere per quel pregiudizio di genere che Herrera aveva denunciato il giorno del suo insediamento: l’abitudine a non investigare con prospettiva di genere, a minimizzare la responsabilità collettiva, a ricondurre la violenza maschile a un gesto isolato piuttosto che a una catena di complicità. L’indagine seguì quella pista e trovò prove materiali in un’abitazione privata, poi allargò il perimetro degli imputati ai familiari del responsabile per il loro ruolo nella scomparsa del corpo. La sentenza finale superò i cento anni di reclusione complessivi.

La forza documentaria della serie deriva dall’accesso. Le registe Paula Mónaco Felipe, giornalista investigativa, e Miguel Tovar, fotografo, hanno lavorato all’interno della fiscalía per anni. Il risultato non è una ricostruzione retrospettiva ma un documento in tempo reale: i fascicoli aperti, i conflitti di giurisdizione tra stati federati, i laboratori forensi dove le cause di morte vengono contestate, le udienze dove tali contestazioni trovano o non trovano risposta. La casa di produzione DetectiveMx, fondata dal giornalista Diego Enrique Osorno, ha costruito questo progetto come immersione giornalistica pluriennale — un’indagine sulla domanda più difficile che un’avvocata per i diritti umani possa porsi: è possibile cambiare il sistema che si è combattuto, standoci dentro?

La tensione non si risolve. Herrera lasciò l’incarico nel febbraio 2025 dopo cinque anni. La serie non conclude con un bilancio, non celebra e non condanna. Registra. E nel registro di quei cinque anni, i quattro nomi di donne che la aprono — Yrma Lydya, Ariadna Fernanda, Karen Itzel, Joana Esmeralda — diventano qualcosa di diverso da vittime di cronaca nera: diventano la misura esatta di ciò che un’istituzione sa fare, quando vuole farlo, e di ciò che sceglie di non fare, quando gli conviene.

Sayuri Herrera: la procuratrice è disponibile su Netflix dal 26 marzo 2026 come serie documentaria limitata di tre episodi, diretta da Paula Mónaco Felipe e Miguel Tovar per DetectiveMx, prodotta da Diego Enrique Osorno. Quattro casi. Un sistema. E la prima testimonianza filmata dall’interno di una procura specializzata in femminicidio nel continente latinoamericano.

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