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Il caso Lucy Letby: il documentario Netflix che riapre il dibattito sulla “infermiera killer”

Il documentario Netflix che scava nei segreti della condanna e nelle zone d'ombra della difesa.
Penelope H. Fritz

Un nuovo documentario svela l’archivio della polizia sulla più nota infermiera britannica, ma la sua uscita ha scatenato una feroce reazione da parte della famiglia e ha riacceso le polemiche sulla sicurezza della sua condanna. È raro che un’opera provochi una crisi morale ancor prima della messa in onda, ma The Investigation of Lucy Letby non è una semplice retrospettiva. Attraverso l’accesso ad archivi riservati che mostrano il primo interrogatorio e la realtà intima del suo arresto, il film si spinge oltre il verdetto giudiziario in un nuovo e scomodo territorio. Mentre gli esperti mettono sempre più in discussione la solidità della condanna e i genitori della donna condannano la produzione come una letale invasione della privacy, l’uscita è diventata il catalizzatore del profondo disagio che ancora circonda uno dei casi criminali più cupi del Regno Unito.

Mentre il mondo si prepara a premere il tasto “play”, la narrazione attorno a Lucy Letby appare frammentata. Condannata nell’agosto 2023 per l’omicidio di sette neonati e il tentato omicidio di altri sette presso il Countess of Chester Hospital, Letby sta scontando 15 ergastoli senza possibilità di scarcerazione. Per anni è stata un enigma, una figura spettrale vista solo attraverso schizzi d’aula e le asettiche foto segnaletiche diffuse dalla polizia. Era l’assassina “beige”, l’infermiera che amava la salsa e i glitter, i cui crimini terrifying sembravano sfidare ogni profilo psicologico. Ora, Netflix promette di colmare il vuoto della sua personalità con un accesso senza precedenti.

Il punto di forza di questo documentario è la promessa dell’inedito. Netflix ha ottenuto materiale che trasforma l’orrore astratto del caso in una realtà viscerale, creando una linea temporale visiva parallela a quella legale. La sequenza più discussa riprende il momento del primo arresto di Letby nel luglio 2018. Le immagini mostrano l’infermiera condotta fuori dalla sua casa in vestaglia, un contrasto stridente con l’immagine in tuta blu diventata iconica. L’audio cattura un momento di estrema intimità mentre dice ai genitori di non guardare, suggerendo una compartimentazione che, secondo l’accusa, le permetteva di agire come omicida di notte e figlia devota di giorno.

Oltre all’arresto, il documentario presenta filmati mai visti degli interrogatori di polizia. Il pubblico potrà sentire la voce di Letby — definita quasi infantile — mentre dichiara di aver sempre fatto del suo meglio e scoppia in lacrime affermando di amare il proprio lavoro. Il film invita lo spettatore ad analizzare micro-espressioni e tono di voce per capire se si tratti di una fredda manipolatrice o di un’infermiera travolta da un incubo burocratico.

Mentre la voce di Letby costituisce il centro emotivo, l’impalcatura narrativa è costruita dai detective e dagli esperti che spiegano la complessità dell’indagine, affiancati dai resoconti dei consulenti ospedalieri che per primi lanciarono l’allarme. Cruciale è anche l’intervista anonima alla madre di una delle vittime, un contrappeso etico necessario per ricordare la realtà dei crimini commessi e la perdita irreversibile subita dalle famiglie.

La regia è affidata a Dominic Sivyer, noto per la sua capacità di navigare nelle zone grigie della moralità umana. Sivyer ha applicato il suo stile osservativo a un soggetto che sfida l’empatia, dichiarando che il progetto è stato eccezionale e impegnativo a causa della responsabilità etica coinvolta. Il documentario si avvale di un rigore giornalistico raro per i casi criminali britannici, dove le leggi sul segreto istruttorio sono solitamente molto restrittive.

L’uscita non è stata priva di polemiche. I genitori dell’infermiera hanno condannato il film come una completa invasione della privacy, dichiarandosi inorriditi dall’uso delle riprese effettuate dentro la loro casa durante l’arresto. La loro protesta solleva dubbi sui diritti alla privacy dei familiari dei colpevoli nell’era del true crime digitale.

Se il documentario fosse uscito immediatamente dopo la sentenza, sarebbe stato accolto come una cronaca lineare. Arrivando oggi, entra in un’atmosfera diversa. La certezza monolitica sulla colpevolezza di Letby ha iniziato a mostrare crepe, con esperti e statistici che mettono ora in dubbio la sicurezza della condanna. Il documentario dà voce a queste incertezze, inclusa l’assenza di un movente chiaro e la validità scientifica delle prove presentate in aula.

Il documentario funge da specchio per una società ossessionata dal nemico nascosto, invitandoci a essere testimoni di una realtà frammentata e dolorosa dove, guardando Lucy Letby in vestaglia supplicare i genitori di non guardare, stiamo facendo esattamente ciò che lei temeva: stiamo guardando.

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