Cinema

Nyad: Annette Bening dà corpo alla durissima impresa di una nuotatrice

Alice Lange
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La scena d’apertura di Nyad (2023) è un’immagine austera e ipnotica: Annette Bening è Diana Nyad, il volto segnato dalla determinazione e dalla stanchezza, mentre si fa strada nelle acque buie dell’oceano. Un’introduzione viscerale a un film che si regge sulla sua interpretazione centrale e sulla durissima prova fisica al centro della storia.

Diretto da Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, già noti per l’avvincente documentario Free Solo, Nyad è un dramma sportivo biografico che racconta i tentativi della nuotatrice, all’inizio degli anni 2010, di realizzare un sogno sfuggente: nuotare da Cuba alla Florida, attraversando oltre 100 miglia. Il film punta molto sull’interpretazione di Bening, nei panni di una donna che, a sessant’anni, spinge corpo e spirito fino al limite. Jodie Foster è Bonnie Stoll, amica di lunga data e confidente di Nyad, e offre alla storia un saldo punto d’appoggio emotivo e un efficace contrappunto narrativo.

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Il punto di forza di Nyad è l’attenzione senza sconti alle conseguenze fisiche e mentali della sfida. Bening offre un’interpretazione intensa e viscerale, restituendo la spinta inarrestabile e la vulnerabilità del personaggio. La sua prova è una lezione di misura: racconta la determinazione di Nyad con gesti minimi, una mascella serrata, uno sguardo d’acciaio, il corpo che si tende prima di ogni tuffo in quelle acque implacabili. Anche Foster è eccellente, e il rapporto tra le due dà al film una profondità che va oltre il semplice dramma sportivo. Le loro scene sono attraversate da un calore e da una complicità autentici, frutto di un legame credibile, che fanno della loro amicizia il cuore emotivo del racconto.

La fotografia subacquea è avvolgente e il sonoro, in particolare la colonna sonora di Alexandre Desplat, amplifica la tensione e il senso di isolamento del viaggio di Nyad. Insieme, questi elementi rendono palpabili la fatica e il trionfo. Il ritmo è deliberato e rispecchia l’avanzare lento e metodico delle nuotate di Nyad. Ogni tentativo è una prova di resistenza, per lei come per il pubblico. In questo caso, la formazione documentaristica dei registi si rivela preziosa: le scene acquistano una qualità cruda e priva di filtri, che ne accresce l’autenticità.

Nyad, però, perde mordente quando si allontana dal suo fulcro. Le immagini documentarie inserite nel film risultano stranianti e interrompono il flusso narrativo senza aggiungere particolare profondità. Sembrano un ripensamento, un tentativo poco convinto di ancorare la storia alla realtà che finisce soltanto per spezzare l’immersione dello spettatore. Inoltre, a tratti il film cede al sentimentalismo e sorvola sulle controversie legate alle imprese di Nyad: aspetti che avrebbero potuto rendere la sua storia più complessa e sfaccettata.

Il tema di fondo, quello di sfidare i limiti imposti dall’età, è trattato con sincerità, ma senza particolare originalità. La struttura del biopic sportivo è familiare e, per quanto Bening e Foster diano slancio al materiale, non riescono a superare del tutto le convenzioni del genere. In definitiva, Nyad sceglie la strada più sicura e schiva gli aspetti più cupi e contraddittori che avrebbero potuto renderlo davvero coinvolgente.

Sul piano tematico, Nyad esplora i confini delle possibilità umane e la forza della perseveranza. È una storia che invita a superare le aspettative della società e a ridefinire il significato dell’essere atleti a qualsiasi età. Il film affronta anche la complessità dell’amicizia tra donne, descrivendo un legame al tempo stesso solidale e faticoso. Ma questi temi sono tratteggiati a grandi linee, senza mai essere approfonditi abbastanza da lasciare un segno duraturo.

Nel confronto con altri biopic sportivi come Foxcatcher (2014) e The Imitation Game (2014), Nyad non raggiunge la stessa profondità né la medesima ricchezza di sfumature. Se Foxcatcher indagava il lato oscuro dell’ambizione e The Imitation Game le complessità del genio, Nyad si accontenta di raccontare una lineare storia di riscatto di fronte alle avversità.

Nyad si rivolge ai fan di Annette Bening e Jodie Foster, a chi ama le storie di traguardi raggiunti in età avanzata e a chi apprezza i drammi sportivi ben confezionati, anche se convenzionali. È un film d’ispirazione, capace di conquistare il pubblico in cerca di una storia a lieto fine, ma non abbastanza originale da emergere in un panorama affollato.

In definitiva, Nyad è un film solido, ma poco memorabile, nel panorama dei biopic sportivi. Piacerà a chi cerca storie d’ispirazione sulla perseveranza e sull’amicizia femminile, ma non offre abbastanza per distinguersi in un panorama affollato.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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