Arte

Rutherford Chang e il dramma silenzioso dell’accumulazione

All’UCCA Center for Contemporary Art, una grande mostra dedicata all’opera di Rutherford Chang esamina come la ripetizione, il collezionismo e il tempo trasformino il significato degli oggetti quotidiani. Osservata oggi, l’esposizione si legge al tempo stesso come una storia culturale della circolazione e come una meditazione sulla persistenza artistica.
Lisbeth Thalberg

La rinnovata attenzione verso il lavoro di Rutherford Chang arriva in un momento in cui le questioni del valore, della presenza materiale e della durata appaiono di nuova urgenza. Mentre le economie si spostano verso il digitale e gli oggetti scompaiono nell’astrazione, la pratica di Chang insiste sulla testarda fisicità delle cose che sono state maneggiate, consumate e tramandate. La sua arte non drammatizza questi cambiamenti. Li osserva con pazienza.

Presentata all’UCCA di Pechino, Hundreds and Thousands è la più ampia presentazione istituzionale del lavoro di Chang realizzata fino ad oggi. Ripercorre una carriera costruita non sullo spettacolo, ma su un impegno di lungo periodo, spesso misurato in anni o addirittura in decenni. Chang, che ha vissuto e lavorato a New York, ha sviluppato progetti cresciuti lentamente attraverso l’accumulazione, lasciando che il significato emergesse grazie a un’attenzione sostenuta piuttosto che all’invenzione formale.

Rutherford Chang, Game Boy Tetris, 2013-2018, 2,139 digital videos. Courtesy Estate of Rutherford Chang
Rutherford Chang, Game Boy Tetris, 2013-2018, 2,139 digital videos. Courtesy Estate of Rutherford Chang

Al centro della mostra si trova We Buy White Albums, un archivio di copie di prima edizione del White Album dei Beatles del 1968. A un primo sguardo, l’installazione ricorda un negozio di dischi, ma nessun album è in vendita. Ognuno porta i segni dei precedenti proprietari: annotazioni manoscritte, macchie, copertine danneggiate e sottili scoloriture che interrompono il celebre design minimalista. Ciò che un tempo veniva commercializzato come un oggetto intatto diventa così un documento sociale, carico di tracce di vite private e di una memoria culturale condivisa.

Chang iniziò a collezionare questi album da adolescente e in seguito trasformò questa pratica in un’opera strutturata da numeri di serie e suono. Sovrapponendo registrazioni di prime stampe in un’unica composizione, ha permesso che il rumore di superficie e l’usura prendessero il sopravvento sulla musica stessa. Il risultato mette in primo piano i limiti materiali dei supporti di registrazione e riformula l’ascolto come un incontro con il tempo, più che con la nostalgia.

Una logica analoga struttura CENTS, un progetto costruito a partire da 10.000 monete statunitensi da un centesimo coniate prima del 1982, quando contenevano ancora un’elevata percentuale di rame. Ogni moneta è stata fotografata, registrando con attenzione la sua usura individuale, prima che l’intera collezione venisse compressa in un denso cubo di rame. L’opera si muove tra immagine, oggetto e dato, collegando la valuta fisica ai sistemi digitali attraverso l’iscrizione delle immagini delle monete sulla blockchain di Bitcoin.

Vista oggi, mentre le monete fisiche arretrano nell’uso quotidiano, l’opera si presenta come un monumento a una forma di scambio in via di scomparsa. Resiste a commenti facili sulla finanza o sulla tecnologia, offrendo invece un contrappunto tattile ai sistemi astratti di valore. Il peso e la densità del cubo insistono sulla persistenza della materia, anche mentre le economie si spostano altrove.

Il tempo e la resistenza strutturano anche Game Boy Tetris, un progetto che documenta oltre 2.000 sessioni registrate dell’artista mentre gioca al videogioco su console portatili. Le registrazioni, le console e la corrispondenza associata tracciano una performance durazionale definita dalla ripetizione e da limiti autoimposti. Ciò che inizia come gioco diventa lavoro, misurato attraverso punteggi, ore e affaticamento fisico.

In tutta la mostra, il lavoro di Chang si allinea a una tradizione di artisti concettuali che hanno utilizzato il tempo sia come mezzo sia come soggetto. Come On Kawara o Tehching Hsieh, ha trattato la ripetizione non come ridondanza, ma come un modo per rendere visibili sistemi che solitamente restano invisibili. I suoi materiali erano modesti, spesso trascurati, ma il suo impegno era assoluto.

La mostra assume una risonanza ulteriore alla luce della morte di Chang nel 2025. Senza diventare retrospettiva o elegiaca, le opere registrano ora una consapevolezza accentuata della finitezza. La loro silenziosa insistenza su durata, cura e accumulazione appare meno come una scelta estetica che come una posizione etica.

Hundreds and Thousands presenta infine Chang non come un collezionista di cose, ma come un lettore attento del mondo nella sua circolazione. Il suo lavoro ci ricorda che la storia culturale è spesso scritta non attraverso capolavori singolari, ma attraverso il lento e attento tracciamento degli oggetti mentre passano di mano in mano, accumulando significato lungo il percorso.

Discussione

Ci sono 0 commenti.

```