Arte

L’architettura dell’anima: il paesaggio come proiezione della psiche e della memoria

Attraverso le opere di Chris Stewart, Jon Krawczyk e Arturo Mallmann, la Craighead Green Gallery indaga il concetto di ambiente come costrutto soggettivo. Tre percorsi distinti convergono in un'unica riflessione: lo spazio che occupiamo è modellato dai nostri ricordi, dalle emozioni e dalla nostra stessa presenza.
Lisbeth Thalberg

La luce filtra attraverso le pieghe del ricordo, trasformando il vuoto in una presenza tangibile. Non attraversiamo semplicemente dei luoghi; li abitiamo con il peso della nostra storia e la vibrazione dei nostri sensi. In queste sale, la materia si spoglia della sua oggettività per farsi specchio di un’interiorità che riscrive incessantemente i confini tra il sé e il mondo esterno.

In Between vede Chris Stewart utilizzare l’olio su tela per esplorare l’intersezione tra memoria e spazio fisico. Piuttosto che dipingere paesaggi letterali, Stewart compone frammenti di atmosfera e sensazione. Il suo processo alterna l’accumulo e il ritiro del gesto e del colore, dando vita a forme che oscillano tra chiarezza e oscurità. Un elemento centrale nei suoi lavori recenti è l’introduzione di interruzioni scultoree: tagli fisici sulla superficie dipinta che espongono la struttura della tela, sottolineando un senso di fragilità. Questi interventi, insieme a elementi naturali come pietre e fiori, ancorano le composizioni astratte al mondo fisico, mettendo in dubbio il confine tra l’immagine costruita e l’ambiente vissuto.

Jon Krawczyk affronta il tema dell’ambiente attraverso sculture biomorfe. Lavorando con acciaio inossidabile a specchio e bronzo patinato, Krawczyk crea oggetti unici che sembrano modellati da forze naturali. Ogni pezzo nasce da un processo di taglio, saldatura e manipolazione termica, senza l’uso di stampi, rendendo ogni scultura una testimonianza fisica della sua creazione. Le opere in acciaio specchiato di Colorfully Reflected interagiscono direttamente con lo spazio circostante: catturano e distorcono l’architettura della Craighead Green Gallery e i suoi visitatori, trasformando l’ambiente in un collaboratore attivo. A questa fluidità si contrappongono le sculture in bronzo, dotate di un peso geologico. Le loro patine profonde, dai toni della terra ai blu e ai verdi, suggeriscono formazioni antiche, instaurando un dialogo tra movimento e immobilità.

Chris Stewart, Interlude, 2025, 61 x 49 in,
Oil on canvas in walnut frame
Chris Stewart, Interlude, 2025, 61 x 49 in,
Oil on canvas in walnut frame

I dipinti a tecnica mista di Arturo Mallmann in The Grip of Fear and Hope esplorano interni psicologici dove la figura umana affronta la distinzione tra solitudine e isolamento. Mallmann sostiene che mentre l’isolamento confina l’individuo, la solitudine può espandere la connessione con il mondo. Le sue figure sono immerse in ambienti architettonici monumentali, intimi e travolgenti allo stesso tempo. Nel lavoro di Mallmann, la luce funge da elemento strutturale primario piuttosto che da riflesso di leggi naturali. Emerge come una presenza indipendente nello spazio dipinto, plasmando l’architettura e intensificando l’atmosfera emotiva. Le immagini risultanti occupano uno stato di sospensione tra sogno e realtà, concentrandosi sulla ricerca individuale di riconciliazione con il mondo circostante.

Le mostre saranno aperte presso la Craighead Green Gallery, situata al 167 Parkhouse, Dallas, Texas, dal 28 marzo al 25 aprile 2026. L’inaugurazione si terrà il 28 marzo dalle 17:00 alle 20:00.

Jon Krawczyk, Monarch, 2025, 72 x 40 x 42 in,
Stainless steel
Jon Krawczyk, Monarch, 2025, 72 x 40 x 42 in,
Stainless steel

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