Un nuovo documentario true crime distribuito da Netflix, Numero sconosciuto: uno scandalo di cyberbullismo, esamina un caso di cyberstalking che si trasforma in un complesso mistero psicologico. Il film si concentra su un’adolescente e il suo ragazzo, che diventano bersaglio di una prolungata campagna di molestie da parte di un numero di telefono anonimo. La narrazione segue la successiva indagine di polizia, che svela un segreto capace di ribaltare le certezze iniziali di tutte le persone coinvolte nel caso. Questo posiziona il documentario non solo come una storia di cronaca nera, ma come un documento contemporaneo sugli aspetti più oscuri della comunicazione digitale e sull’uso della tecnologia personale come arma.
La narrazione che svela un mistero liceale
Il documentario costruisce la sua narrazione partendo dalla natura intensa e personale delle molestie. La storia inizia quando la giovane coppia riceve messaggi di testo incessanti, volgari e denigratori a ogni ora del giorno e della notte. Questa fase iniziale si concentra sul profondo disagio psicologico inflitto alle vittime, descrivendo i loro sentimenti di insicurezza e paranoia mentre un oggetto familiare — il cellulare — si trasforma in uno strumento di tortura.
Con il proseguire della campagna di molestie digitali, il film mostra come il conflitto si estenda oltre i bersagli iniziali, arrivando a coinvolgere l’intera cerchia sociale. Quello che inizia come uno scherzo digitale si trasforma in un inquietante gioco psicologico in cui la fiducia tra amici e all’interno della comunità scolastica svanisce. I genitori vengono coinvolti, dando vita a scontri pubblici e accuse che aumentano la pressione sociale sugli studenti. Un punto di svolta cruciale nel documentario si verifica quando i sospetti si spostano sulla vittima principale, sollevando la possibilità che sia lei stessa a orchestrare l’intera vicenda per attirare l’attenzione. Questo sviluppo introduce un elemento di depistaggio e complessità psicologica, costringendo gli investigatori e la comunità a interrogarsi sulla natura stessa della vittimizzazione. La gravità della situazione è sottolineata dal successivo coinvolgimento dell’FBI, che eleva il caso da un incidente locale a un’indagine federale. La struttura narrativa del film dà priorità alle conseguenze emotive e sociali del crimine, concentrandosi meno sulla meccanica procedurale delle indagini e più sull’esperienza soggettiva di essere intrappolati in una rete di sospetto e tradimento. Per un pubblico che potrebbe già conoscere l’esito del caso, lo scopo del documentario sembra essere un’esplorazione definitiva delle motivazioni e dei dettagli inediti dietro gli eventi, piuttosto che una semplice rivelazione dell’identità del colpevole.
La visione della regista: il lavoro di Skye Borgman
Il documentario è diretto da Skye Borgman, una regista con una solida reputazione nel genere true crime. La sua filmografia include diversi titoli di successo per Netflix come Abducted in Plain Sight, La ragazza nella foto, Sins of Our Mother e I Just Killed My Dad. Il lavoro di Borgman è caratterizzato da un approccio che mette in risalto le storie umane dietro i casi di cronaca, concentrandosi spesso sulla prospettiva delle vittime mentre esplora situazioni complesse e moralmente ambigue. Il suo stile registico è frequentemente descritto come sensibile e obiettivo, evitando il sensazionalismo e raccontando storie che si muovono nelle sfumature di grigio piuttosto che in semplici narrazioni in bianco e nero. Borgman sceglie spesso progetti con elementi che non comprende appieno, permettendole di esplorare le questioni da una posizione imparziale. Le sue tecniche cinematografiche fondono interviste intime con materiali d’archivio e ricostruzioni attentamente realizzate per creare un’esperienza visiva autentica e immersiva. Queste ricostruzioni sono talvolta girate in pellicola 8mm per evocare l’atmosfera di un filmino amatoriale, aggiungendo un livello di autenticità che trasporta lo spettatore indietro nel tempo.
Dietro la produzione: Campfire Studios e Terminal B Television
Numero sconosciuto: uno scandalo di cyberbullismo è una produzione di Campfire Studios in associazione con Terminal B Television. Campfire Studios, fondata dal CEO Ross M. Dinerstein, è una casa di produzione vincitrice di premi Emmy, nota per la realizzazione di un’ampia gamma di contenuti di non-fiction di alta qualità per le principali piattaforme di streaming. La missione dello studio è raccontare storie autentiche, umane e portatrici di un messaggio attraverso una lente artistica e di pregio. Il portfolio dello studio include progetti come WeWork: Or the Making and Breaking of a $47 Billion Unicorn, Heaven’s Gate: The Cult of Cults, The Innocent Man e Poisoned: The Dirty Truth About Your Food. La missione dichiarata della società è quella di raccontare storie autentiche e incentrate sull’uomo, una filosofia che si allinea con l’approccio registico di Skye Borgman. La collaborazione tra la regista e lo studio indica una visione coesa per il film, inteso come una narrazione psicologicamente sfumata e guidata dai personaggi.
Tra le figure chiave accreditate nel progetto figurano i produttori esecutivi Ross M. Dinerstein, Ross Girard e Rebecca Evans per Campfire Studios, e Tom Forman, David Metzler, Alysia Sofios e Justin Sprague per Terminal B Television. Diversi produttori, tra cui Dinerstein, Girard ed Evans, sono vincitori di premi Emmy, a sottolineare l’alto livello di esperienza coinvolto nella creazione del documentario.
Il documentario presenta una narrazione true crime sull’inganno e il tradimento intimo nell’era digitale, realizzata da una regista stimata e da uno studio di produzione di primo piano. Si pone come un’analisi tempestiva del cyberbullismo, del catfishing e dell’erosione della fiducia in un’epoca di connessione costante.
Numero sconosciuto: uno scandalo di cyberbullismo è disponibile per lo streaming su Netflix a partire dal 29 agosto 2025.